Carlo Acutis, il primo santo dei nativi digitali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la Chiesa si appresta a proclamare santo Carlo Acutis, definito da molti il primo «millennial» a raggiungere gli altari, la sua figura – quella di un ragazzo scomparso a soli quindici anni a causa di una leucemia fulminante – continua a interpellare fedeli e non credenti. Nato a Londra nel 1991 e morto a Monza nel 2006, Acutis ha fatto dell’Eucaristia, come egli stesso scrisse in occasione della prima Comunione, il perno della sua breve ma intensa esistenza: «Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita». Una testimonianza che, nel suo essere al contempo genuina e profondamente radicata nella modernità, gli è valsa l’appellativo popolare di «patrono di Internet».

Proprio attraverso la rete, del resto, si è diffusa la notizia del miracolo – la guarigione, ritenuta scientificamente inspiegabile, di una giovane donna del Costa Rica dopo un trauma cranico – che ha aperto la strada alla sua canonizzazione. Valeria Valverde, questo il nome della ragazza, versava in condizioni disperate; i medici, come spesso accade in simili frangenti, avevano espresso poche speranze. La sua vita era sospesa in quel limbo che è la terapia intensiva, un luogo dove la luce del giorno fatica a entrare e il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso, scandito solo dal suono dei monitor e dalla dedizione silenziosa del personale sanitario.

In quello stesso giorno, un altro giovane destinato agli onori degli altari, il torinese Pier Giorgio Frassati, verrà proclamato santo. La sua figura, come raccontato dalla nipote Wanda Gawronska, incarna una santità laicale, fatta di impegno sociale e di una fede vissuta con gioia contagiosa. «Gli amici lo chiamavano “il senatore” – ha ricordato la Gawronska – tanto era forte il suo ascendente». Un uomo che seppe coniugare la preghiera con l’amore per la montagna e una carità concreta, vissuta nel nascondimento, verso i più bisognosi di Torino

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