Orsini, il 2035 va rivisto, sì ai dazi sulle elettriche cinesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha recentemente sollevato un grido d'allarme riguardo l'obiettivo del 2035 per l'abolizione delle auto a benzina e diesel, durante una conferenza stampa a Bruxelles. Orsini ha sottolineato come le imprese, senza una revisione di tale scadenza, siano riluttanti a fare nuovi investimenti nel settore automobilistico, poiché il ritorno sugli investimenti richiede un periodo di 7-10 anni. La tempistica del 2035, secondo Orsini, deve essere riaperta per permettere una transizione più graduale e sostenibile.

Il tema dell'addio alle endotermiche nel 2035 continua a suscitare dibattiti in Italia. Orsini ha evidenziato la necessità di guadagnare più tempo per accompagnare la transizione attraverso nuove politiche industriali e un rilancio degli investimenti. Questo appello è stato condiviso anche da Luigi Sbarra, segretario generale della CISL, che ha espresso pieno sostegno alle preoccupazioni di Orsini, sottolineando l'urgenza di rivedere le scadenze ravvicinate.

Tuttavia, non tutti sono d'accordo con questa posizione. Gli amministratori delegati e i dirigenti di 50 aziende europee, tra cui Volvo Cars, Uber e la società di leasing Ayvens, hanno chiesto all'Unione Europea di non ridiscutere l'obiettivo di vendita di sole auto e furgoni a emissioni zero per il 2035. In un appello congiunto, i manager della filiera automotive, del settore delle tecnologie pulite, dei trasporti e dell'energia hanno affermato che l'obiettivo è praticabile e necessario per garantire una transizione sostenibile.

Nel contesto di crescente preoccupazione per il futuro del settore automotive in Europa, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha anticipato a Bruxelles un ambizioso piano promosso dall'Italia. Questo piano mira a garantire una transizione sostenibile e competitiva verso l'abolizione delle auto a benzina e diesel entro il 2035.

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