Venezia, il movente dell'omicidio Tarna: il video hot, la paura e la confessione del vigile
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Redazione Interno
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La notte di fine anno, quella in cui un colpo di pistola alla tempia pose fine alla vita del venticinquenne moldavo Sergiu Tarna, trova ora una sinistra spiegazione nelle parole dell’uomo che lo ha ucciso. Riccardo Salvagno, l’agente della polizia locale arrestato per il delitto, ha infatti confessato durante l’interrogatorio di garanzia, svelando un movibile che affonda le radici nella paura e nel ricatto. Secondo quanto ricostruito, il vigile urbano avrebbe agito per timore che la vittima diffondesse un filmato a sfondo sessuale che lo ritraeva insieme a una persona transgender, materiale che il barman avrebbe utilizzato come strumento di pressione. Una minaccia, quella subita da Salvagno, che era stata esplicitata in maniera brutale con un messaggio giunto sul suo telefono, un “Preparati, pagherai con il sangue” che, in un tragico ribaltamento dei ruoli, ha preannunciato invece il destino del mittente.
La traccia elettronica e l'errore fatale
Se il movente appare delineato, altrettanto chiari sono gli errori che hanno condotto all’identificazione dell’omicida, nonostante la macchinazione per depistare le indagini. Salvagno, il quale aveva lavorato nella centrale operativa del Tronchetto e quindi conosceva perfettamente la rete di videosorveglianza cittadina, non calcolò l’occhio elettronico delle telecamere lungo il suo percorso di fuga. Fu proprio l’analisi di quei filmati a permettere agli investigatori di risalire alla targa dell’auto utilizzata, una Volkswagen Polo, dando il via alla serie di riscontri che lo hanno condotto in carcere. Una leggerezza inspiegabile per un uomo del mestiere, la quale ha fornito alle forze dell’ordine il primo, solido anello della catena investigativa.
Il complice, la droga e l'auto svanita
Le indagini, che si sono concentrate anche sui locali notturni frequentati dal vigile, hanno poi portato alla luce altri elementi inquietanti. Oltre al movente del video, nel campo dove fu rinvenuto il senza vita di Tarna gli inquirenti hanno anche trovato un chilogrammo di cocaina, il che apre ulteriori interrogativi sulla natura dei rapporti tra i due uomini. Parallelamente, è emersa la figura di un complice, un cittadino albanese che sarebbe stato identificato ma che è riuscito a rifugiarsi in patria, sfuggendo così alla giustizia italiana. Così come sembra essersi volatilizzata la stessa Volkswagen Polo usata per la fuga: i passaggi ai varchi telecontrollati ne hanno certificato l’uscita dal territorio nazionale, ma la sua attuale ubicazione resta un mistero, uno dei molti punti ancora da chiarire che verranno affrontati nei prossimi colloqui con l’omicida confesso.




