Barista ucciso a Mira, il movente in un video hot con una trans

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Potrebbe essere stata la paura di vedere compromessa la propria reputazione e la propria posizione lavorativa a scatenare la furia omicida di Riccardo Salvagno, l'agente della polizia locale arrestato per l'uccisione di Sergiu Tarna, il barista moldavo di venticinque anni il cui Corpo senza vita è stato rinvenuto, colpito da un proiettile alla tempia, nelle campagne di Mira nell'ultimo giorno dell'anno. Quello che, nelle prime fasi delle indagini, appariva come un delitto riconducibile alla sfera dello spaccio o dei debiti mal ripagati, assume ora i contorni torbidi di una vicenda personale, intrisa di minacce e di un materiale video dal contenuto esplicito che l'uomo, quarantenne, temeva potesse essere divulgato. I due, stando a quanto ricostruito, si erano conosciuti frequentando i locali della movida della zona, luoghi in cui, stando alle ipotesi investigative, sarebbe stato girato il filmato che ritraeva il vigile in atteggiamenti intimi con una cubista, ossia una donna transessuale.

Le minacce prima del delitto

La dinamica che avrebbe condotto all'epilogo fatale prende forma da una serie di messaggi inviati, attraverso l'applicazione Telegram, dall'agente, che utilizzava il profilo "riki", alla vittima. In quelle comunicazioni, che presentano errori di battitura e una sintassi concitata, Salvagno non usava mezzi termini, riversando tutta la sua rabbia per la potenziale diffusione del video. "Stai attento a quello che fai, per sta roba mi su disposto ad arrivare fino alla fine. La gente che ha fatto questo pagherà col sangue", si legge in uno dei passaggi, mentre un altro suona come una cupa promessa: "Ti darò la caccia... preparati – figlio di puttana imparerai cosa vuol dire imparare a vivere...". Quelle frasi, che i investigatori hanno acquisito e analizzato, rappresentano la spia di un conflitto in escalation, di una tensione che sarebbe sfociata nell'incontro fatale a Malcontenta.

La paura della diffusione

Durante l'interrogatorio di garanzia, tenutosi diversi giorni dopo il ritrovamento del, l'indagato avrebbe fornito la propria versione dei fatti, contribuendo a far emergere con maggiore chiarezza il movente che lo avrebbe spinto all'estremo gesto. Salvagno, secondo quanto riferito, avrebbe confessato di temere fortemente che il filmato, la cui esistenza è al centro delle indagini e che si presume sia conservato in un telefono o su un supporto digitale, potesse diventare di pubblico dominio, con conseguenze disastrose per la sua vita sia privata che professionale. La preoccupazione per l'onta sociale e per possibili ripercussioni sul proprio impiego nella polizia locale avrebbe quindi generato un senso di panico, spingendolo a cercare un confronto risolutivo, sebbene letale, con il barista, ritenuto il detentore o comunque una figura chiave nella possibile circolazione di quelle immagini compromettenti.

La ricostruzione degli inquirenti

La magistratura, valutando gli elementi raccolti, ha definito Salvagno un soggetto pericoloso, sottolineando come, armato di pistola, avrebbe potuto rappresentare una minaccia anche per altri. L'ipotesi accusatoria non lascia spazio a dubbi sulla volontà omicida, nonostante l'indagato, parlando dell'evento, abbia sostenuto che il colpo sia partito in maniera accidentale durante un alterco. Gli investigatori, invece, procedono sulla scorta di quanto emerso dalle intercettazioni, dalle indagini tecniche e dalle dichiarazioni raccolte, lavorando per confermare la presenza e la natura del video, elemento cardine dell'intera vicenda, e per tracciare con precisione tutti i passaggi che hanno condotto all'uccisione di Tarna, il cui omicidio ha sconvolto la tranquilla area veneziana.

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