Venezuela, Maduro cita John Lennon e mobilita il paese contro la "Southern Spear" degli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, di fronte a centinaia di sostenitori radunati a Caracas, ha scelto un inaspettato inno pacifista per lanciare un appello che suona però come una mobilitazione generale. Intonando le note di "Imagine" di John Lennon, ha esortato i suoi seguaci a "fare tutto per la pace", in una piazza che, al contrario, si prepara a un confronto il cui esito appare tutt'altro che cantato. Quel gesto, apparentemente conciliante, si è immediatamente tramutato in un'accusa precisa e gravissima rivolta verso Washington, colpevole, a suo dire, di aver pianificato di "bombardare e invadere" il suo paese, costringendolo a una risposta immediata e perentoria.

L'allerta militare e la mobilitazione popolare

La reazione di Caracas non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di una preparazione difensiva a tutto campo. L'esercito venezuelano, comprendendo tanto le unità regolari quanto la Milicia Nacional Bolivariana, è stato posto in stato di massima allerta, con Maduro che ha personalmente disposto la "piena operatività" di tutti i reparti. Non si tratta, è stato specificato, di una semplice esercitazione, bensì della risposta diretta a quella che viene percepita come un'aperta provocazione. A sei regioni orientali del paese – Bolívar, Delta Amacuro, Monagas, Anzoátegui, lo stato insulare di Nueva Esparta e Sucre – è stato quindi ordinato di dare vita a "una marcia permanente nelle strade", una mobilitazione popolare permanente che affianchi la preparazione militare.

La provocazione della "Southern Spear"

A innescare questa spirale di tensione, che ricorda i momenti più critici della storia delle relazioni tra i due paesi, è stato l'annuncio proveniente dagli Stati Uniti. Il 13 novembre, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha confermato tramite i social network il lancio della "Operation Southern Spear", esercitazioni militari che, sebbene formalmente giustificate con la necessità di contrastare il narcotraffico, hanno un chiaro bersaglio politico nel regime chavista. La ripresa di tali manovre nelle acque di Trinidad e Tobago, a poche miglia dalle coste venezuelane, è stata interpretata da Caracas come il preludio di un'azione ben più aggressiva, un segnale che non poteva passare inosservato.

Le parole criptiche di Trump e l'invito alla disobbedienza

Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha alimentato i timori di un'azione militare con dichiarazioni volutamente ambigue. Pur affermando di aver deciso "in un certo senso" quali saranno i prossimi passi verso il Venezuela, si è rifiutato di svelare le sue intenzioni, lasciando il paese sudamericano in una condizione di sospensione e allarme. A complicare ulteriormente il quadro interno, mentre la flotta americana staziona al largo, si inserisce la voce di opposizione di María Corina Machado, la quale, in netta contrapposizione con la chiamata alle armi di Maduro, ha pubblicamente invitato i venezuelani a disobbedire al presidente, deponendo simbolicamente le armi in un appello alla dissidenza che risuona in un clima già estremamente polarizzato.

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