Gli Stati Uniti pianificano l'operazione Southern Spear contro il Venezuela

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Casa Bianca ha dichiarato che, entro la fine del mese, scatterà l’Operazione Southern Spear, un piano militare finalizzato a combattere i cartelli della droga latinoamericani che, secondo quanto reso noto, vedrà un impiego massiccio di robot-soldati e navi da guerra. «Il presidente Donald Trump ha ordinato un’azione e il Dipartimento della Difesa sta rispettando i suoi ordini», ha scritto giovedì sera su Twitter il capo del Pentagono, Pete Hegseth, in un messaggio che ha immediatamente innalzato la tensione in una guerra per ora condotta soprattutto sul piano psicologico. L’annuncio, perentorio, arriva in un contesto già reso incandescente dalla presenza nel Mar dei Caraibi della portaerei Gerald Ford, la più grande nave da guerra del pianeta, la cui sola ombra – lunga quanto quattro campi da calcio e capace di ospitare novanta velivoli – costituisce di per sé una minaccia difficilmente ignorabile.

Lo scenario operativo e i rischi di un'intervento terrestre

Quello che fino a poco tempo fa poteva apparire come uno scenario remoto, un’ipotesi confinata ai dibattiti strategici, sta invece acquisendo una concretezza sempre maggiore, spingendosi a contemplare persino un’operazione terrestre. Fonti qualificate riferiscono che gli alti vertici militari statunitensi hanno infatti informato il presidente sugli sviluppi possibili, delineando azioni mirate contro le forze di sicurezza locali e operazioni per il controllo di infrastrutture petrolifere di importanza cruciale. Una simile eventualità, che affida una parte significativa dell’iniziativa bellica all’intelligence e a mezzi tecnologici avanzati, comporta dei potenziali rischi, molti dei quali legati alla reazione imprevedibile di un avversario che si prepara a difendere il proprio territorio.

La risposta venezuelana e la mobilitazione generale

Dal canto suo, il governo di Caracas ha risposto all’annuncio di Washington con una mobilitazione senza precedenti, denunciando pubblicamente quelle che ha definito “provocazioni” e richiedendo con urgenza l’intervento delle Nazioni Unite per scongiurare un conflitto. Sono stati mobilitati duecentomila militari, una mossa che, se da un lato mira a dimostrare la capacità di resistenza del paese, dall’altro viene descritta da alcune voci dell’opposizione come frutto di arruolamenti forzati, sintomo di un regime che si prepara a una resistenza estrema. La situazione, già tesa, raggiunge così un nuovo apice, con entrambe le parti che sembrano aver oltrepassato un punto di non ritorno.

La Lancia del Sud e le ombre del narcotraffico

L’operazione, battezzata non a caso “Southern Spear” – Lancia del Sud –, si colloca esplicitamente nel solco della lotta al narcotraffico, un fronte sul quale l’amministrazione statunitense ha deciso di investire risorse eccezionali, comprese quelle della deterrenza militare. L’utilizzo di robot, di cui si parla diffusamente, rappresenta un elemento distintivo di questa campagna, indicando una volontà di limitare il più possibile il rischio per il personale ma, al contempo, di impiegare una potenza di fuoco e una precisione che pochi potrebbero eguagliare. È in questo quadro, dove la tecnologia si mescola alla strategia, che si gioca una partita i cui esiti sono ancora tutti da scrivere, mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi di una crisi internazionale di portata storica.

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