Trump chiude lo spazio aereo sul Venezuela e annuncia azioni di terra
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Redazione Esteri
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In un post pubblicato sul social Truth, il presidente americano Donald Trump ha diramato un avviso perentorio, invitando tutte le compagnie aeree a considerare definitivamente interdetto lo spazio aereo “sopra e intorno al Venezuela”. Il messaggio, che non ammette ambiguità, si è diffuso con la consueta immediatezza che caratterizza le sue comunicazioni dirette, segnando un'ulteriore, significativa escalation nella pressione internazionale esercitata sul paese caraibico. “A tutte le compagnie aeree, ai piloti, agli spacciatori e ai trafficanti di esseri umani, vi prego di tenere conto che LO SPAZIO AEREO SOPRA E INTORNO AL VENEZUELA SARÀ INTERAMENTE CHIUSO”, ha scritto Trump, utilizzando un tono che, come suo costume, mescola l'ufficialità di un proclama governativo con la veemenza di un monito personale.
L'amministrazione USA e l'operazione Southern Spear
Questa dichiarazione, la cui portata operativa immediata è oggetto di valutazione da parte degli esperti di diritto aeronautico internazionale, non costituisce un episodio isolato bensì l'ultimo tassello di una strategia militare più ampia e articolata. Sono mesi, infatti, che l’amministrazione americana ha trasformato il Mar dei Caraibi in un vero e proprio teatro operativo, dispiegando mezzi e uomini nell'ambito della massiccia operazione denominata “Southern Spear”, la quale vede il coinvolgimento di unità d'élite e, come nel caso della portaerei Gerald R. Ford, di alcuni tra i più avanzati asset navali della flotta. Un dispiegamento di forze, questo, che mira a stringere d'assedio le rotte illegali del narcotraffico, le quali trovano proprio in quelle acque e in quello spazio aereo un corridoio privilegiato per i loro traffici illeciti verso il Nord America.
L'annuncio delle prossime mosse a terra
La chiusura dello spazio aereo, del resto, era stata in qualche modo preannunciata dallo stesso Trump soltanto il giorno precedente, quando aveva lasciato intendere che gli Stati Uniti si stavano preparando a lanciare nuove e più incisive azioni contro le presunte reti criminali venezuelane. Un annuncio, quello di ieri, che faceva esplicito riferimento a imminenti “azioni di terra contro il narcotraffico”, delineando un quadro d'intervento che non si limita al controllo dei cieli ma che punta a colpire direttamente le infrastrutture e le organizzazioni sul terreno. Si tratta di una prospettiva che, se concretizzata, segnerebbe un salto di qualità senza precedenti nell'approccio statunitense, spostando il confronto da un piano principalmente diplomatico e di sanzioni economiche a uno spiccatamente militare e di sicurezza nazionale.
Una strategia a tutto campo
Il linguaggio adottato nel post, nel quale vengono menzionati senza mezzi termini non solo i vettori aerei civili ma anche e soprattutto gli “spacciatori di droga” e i “trafficanti di esseri umani”, chiarisce senza ombra di dubbio l'obiettivo primario del provvedimento: interdire quelle che Washington considera le principali fonti di finanziamento e di potere del regime. La decisione di includere esplicitamente queste categorie criminali in un avviso di chiusura dello spazio aereo rappresenta una scelta comunicativa precisa, volta a marcare una linea di assoluta intransigenza e a legittimare, agli occhi dell'opinione pubblica, un intervento che si preannuncia particolarmente duro. Una mossa, questa, che si inserisce in un contesto geopolitico già estremamente teso e che rischia di inasprire ulteriormente i rapporti, già compromessi, con Caracas.




