Trump propone il trasferimento dei palestinesi nel Sinai, ma l'Egitto smentisce

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per la prima volta in sedici mesi, il gas per cucinare è entrato a Gaza, ma solo pochi abitanti possono uscire, principalmente i feriti più gravi, poiché il valico di Rafah rimane di fatto chiuso. Dall'altra parte c'è il Sinai, che gli storici egiziani chiamano "lo scatolone di sabbia" e che Donald Trump, come ha ribadito ieri, considera una soluzione per permettere ai palestinesi di vivere senza disordini e rivoluzioni.

Il presidente degli Stati Uniti ha rilanciato l'idea di spostare i palestinesi fuori dalla Striscia di Gaza, possibilmente in Egitto o in Giordania, augurandosi che possano vivere in un'area senza sconvolgimenti, rivoluzioni o violenza. Tuttavia, dal Cairo hanno già smentito qualsiasi colloquio in merito.

Il futuro di Gaza, secondo Trump, potrebbe prevedere un esodo di palestinesi verso altre terre, un'idea che ha sempre rappresentato un incubo per il re Abdallah di Giordania e per il presidente egiziano al-Sisi. I giordani, in particolare, sono preoccupati, poiché ospitano già 2 milioni e 400 mila palestinesi nel loro piccolo regno.

Durante il fine settimana, Trump ha dichiarato di aver parlato con il re di Giordania riguardo alla possibilità di costruire alloggi e trasferire più di un milione di palestinesi da Gaza ai Paesi vicini.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.