Il pozzo nascosto nel parco: la caduta di Fabiana Ferrante a Monte Stallonara e l’inchiesta sulla sicurezza
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Redazione Interno
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Nel primo pomeriggio di ieri, l’aria quieta del Parco della Pace, a Monte Stallonara, è stata squarciata da un grido e dal rumore sordo di un cedimento. Una donna, mentre passeggiava insieme al marito, è sparita all’improvviso dalla superficie del sentiero, inghiottita da un pozzo che il terreno – e la vegetazione incolta – tenevano nascosto alla vista. Si tratta di Fabiana Ferrante, quarantenne infermiera dell’ospedale Bambino Gesù, la cui vita è stata salvata da un riflesso istintivo e dalla presenza fortuita di una trave interna, che ne ha arrestato la caduta a quindici metri di profondità. Il marito, assistito alla scena, ha immediatamente lanciato l’allarme, mentre il debole fascio di luce del cellulare della donna, nel buio del condotto, indicava ai soccorritori un punto di riferimento per l’intervento.
Alle 14:40 la sala operativa dei vigili del fuoco ha diramato l’ordine di intervento, mobilitando la squadra 11/A insieme al nucleo Speleo Alpino Fluviale (Saf), specializzato in operazioni di recupero in ambienti impervi e profondità critiche. La complessità del salvataggio risiedeva non solo nella profondità del pozzo – il cui diametro superava il metro – ma anche nelle condizioni ambientali al suo interno: la presenza di acqua aveva già provocato uno stato di ipotermia nella vittima, rimasta aggrappata alla trave per oltre un’ora. I pompieri hanno operato con tecniche di recupero verticale, riuscendo infine a riportare in superficie Fabiana Ferrante, ferita ma cosciente. Affidata al personale del 118, è stata trasportata in codice rosso all’ospedale San Camillo, dove ha riportato una frattura al piede e un vistoso ematoma alla coscia.
L’insidia invisibile tra l’erba alta e la dinamica della caduta
La dinamica dell’incidente ha subito sollevato interrogativi gravissimi sulla gestione e la manutenzione dell’area verde, situata nella periferia sud-ovest della Capitale. Stando alle prime ricostruzioni, il pozzo – un condotto profondo quindici metri – non era recintato né segnalato da alcun cartello di pericolo. L’imboccatura, larga a sufficienza da inghiottire una persona, era malamente coperta da un tavolato di legno che, nascosto dall’erba alta, ha ceduto sotto il peso della donna mentre attraversava l’area. Fabiana Ferrante, che era in compagnia anche dei figli, ha raccontato il terrore di quei momenti, confessando ai soccorritori di aver pensato di morire, definendo poi i vigili del fuoco “i miei angeli”. Quel che appare certo è che l’elemento della casualità abbia giocato un ruolo determinante: la presenza della trave interna, che non faceva parte della struttura originaria del pozzo ma rappresentava un residuo di lavori passati, ha impedito che la caduta fosse fatale.
La scena del crimine e i rilievi della polizia scientifica
L’area è stata immediatamente transennata e posta sotto sequestro dagli agenti del commissariato di zona, intervenuti sul posto insieme alla polizia scientifica per i rilievi del caso. L’obiettivo degli accertamenti è duplice: da un lato, si cerca di ricostruire con esattezza la natura e l’origine di quel condotto – se si tratti di un vecchio pozzo artesiano, di uno scavo abbandonato o di un manufatto legato a passate costruzioni – e, dall’altro, di individuare le responsabilità relative alla mancata messa in sicurezza. I tecnici hanno setacciato il terreno circostante per raccogliere elementi utili a capire chi abbia lasciato quel varco pericoloso “tappato” in modo così approssimativo con assi di legno ricoperte di vegetazione.
Le verifiche sulla sicurezza e la gestione dell’area verde
La vicenda ha riacceso i riflettori sulle condizioni di fruibilità del Parco della Pace, un’area di proprietà del consiglio regionale del Lazio, la cui gestione e manutenzione risultano affidate a una società esterna. L’area, situata a Monte Stallonara, era stata riaperta al pubblico solo da pochi giorni dopo un periodo di chiusura per lavori, circostanza che rende ancor più stridente la presenza di una simile insidia. I residenti, attraverso il comitato di quartiere, hanno espresso tutta la loro amarezza: Monica Polidori, presidente del comitato, ha sottolineato come il parco sia solitamente frequentato da famiglie e ragazzi, e come – a suo dire – fino a poco tempo prima quel pozzo non fosse visibile o fosse coperto in modo sicuro. Mentre si procede con l’inchiesta aperta dalla procura, il cantiere investigativo rimane aperto per accertare eventuali profili di negligenza nella sorveglianza e nella manutenzione del verde pubblico, in una zona della Capitale dove il degrado e la mancanza di controlli si traducono, troppo spesso, in rischi concreti per l’incolumità dei cittadini.




