Donna precipitata nel pozzo, il parco della pace e i silenzi che nascondono le trappole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si chiama Fabiana Ferrante, ha 40 anni ed è un’infermiera dell’ospedale Bambino Gesù. Ieri pomeriggio, mentre passeggiava con il marito nel Parco della Pace, alla periferia sud-ovest di Roma, il terreno – ricoperto di terriccio e fogliame – ha ceduto sotto i suoi passi. In un attimo, il terrore. La donna è precipitata all’interno di un pozzo, un condotto profondo la cui imboccatura, spiegano le prime ricostruzioni, non era segnalata. La caduta, rovinosa, si è interrotta a circa quindici metri di profondità: un incidente che, per la durata dei soccorsi, ha rievocato alla memoria collettina il dramma di Alfredino Rampi, il bambino di sei anni morto a Vermicino nel 1981.

Il soccorso e il ricordo di un incubo collettivo

L’allarme è scattato intorno al primo pomeriggio, quando i Vigili del fuoco sono stati allertati per una donna intrappolata nel sottosuolo. La sua salvezza, spiegano i soccorritori, è dipesa da un elemento fortuito: all’interno del pozzo, infatti, la quarantenne è riuscita ad aggrapparsi a una trave che ha bloccato la caduta, impedendo che precipitasse fino in fondo. Per circa un’ora, mentre i tecnici lavoravano per estrarla, il pensiero di chi assisteva è tornato a quel maledetto giugno del 1981. Ma a differenza di allora, il finale è stato diverso. «Ho avuto paura di morire – ha raccontato la stessa Ferrante una volta tratta in salvo – ma quegli angeli dei vigili del fuoco mi hanno salvata». Affidata poi al personale del 118, è stata trasportata in ospedale per accertamenti.

Il parco appena riaperto e l’incognita dei lavori

L’area in cui è avvenuto l’incidente, il parco di Monte Stallonara noto anche come Parco della Pace, si trova ai piedi del palazzo della Regione. Si tratta di uno spazio verde che era rimasto chiuso per circa sei mesi, riaprendo i cancelli da poco. Proprio questa riapertura, avvenuta dopo un lungo periodo di inaccessibilità, ha acceso i riflettori su una circostanza destinata a finire nel mirino delle autorità: la presenza di un pozzo non segnalato, nascosto dal fogliame. «Eravamo anche noi lì con i nostri figli – racconta una mamma che chiede l’anonimato, presente al momento della caduta – abbiamo visto quei bambini spaventati e ci siamo avvicinati per cercare di confortarli. Erano sotto choc e lo siamo anche noi, poteva capitare a chiunque». Il suo racconto restituisce il clima di una domenica pomeriggio qualunque, interrotta bruscamente dall’urlo e dalla corsa verso il buco nel terreno.

Un’inchiesta sulla sicurezza e le omissioni nella segnaletica

La procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce sulla vicenda. Al centro degli accertamenti non vi è solo la dinamica del salvataggio – che ha richiesto l’impiego di squadre specializzate – ma soprattutto le condizioni di sicurezza all’interno di un’area pubblica appena restituita ai cittadini. I vigili del fuoco, durante le operazioni di recupero, hanno verificato la conformazione del pozzo: un’apertura che, secondo quanto emerso in queste prime ore, non risultava protetta da alcuna recinzione né segnalata con cartelli. Una circostanza che trasforma la passeggiata nel verde in un potenziale pericolo, specie per le famiglie che affollano il parco. L’inchiesta, al momento, cerca di stabilire se vi siano responsabilità nella gestione della struttura o nella manutenzione delle aree verdi, considerato anche il lungo periodo di chiusura che aveva preceduto la riapertura.

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