Abu Mazen vota alle municipali in Cisgiordania: “Siamo democratici”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente palestinese Mahmud Abbas, noto come Abu Mazen, si è presentato ieri mattina in una scuola di Al-Bireh per deporre la scheda elettorale, partecipando così alle prime elezioni municipali indette in Cisgiordania dopo lo scoppio della guerra a Gaza. “Innanzitutto”, ha dichiarato ai microfoni di Palestine Tv, “siamo molto felici di poter esercitare la democrazia nonostante tutte le difficoltà che affrontiamo a livello locale e internazionale”. Un gesto, il suo, dal sapore quasi rituale, che tuttavia si inserisce in una tornata elettorale più ampia – la prima dall’inizio del conflitto – e che ha visto l’apertura dei seggi già dalle sette del mattino.

Un voto che attraversa due territori divisi dalla guerra

Le urne, va detto, sono state allestite complessivamente per 183 municipalità nei territori palestinesi. Non solo in Cisgiordania, dunque, dove la popolazione registrata nelle liste elettorali dalla Commissione centrale di Ramallah sfiora quota 1,5 milioni di persone, ma anche in un’area della Striscia di Gaza, quella di Deir al-Balah, dove si sono recati a votare circa 70.000 aventi diritto. Un dato, quest’ultimo, che assume un peso specifico notevole se si considera che nella parte centrale dell’enclave costiera non si teneva un appuntamento analogo da due decenni: l’ultimo voto municipale a Gaza, prima di oggi, risaliva infatti a vent’anni fa.

La lunga attesa di Gaza e il segnale politico

Proprio a Deir al-Balah, dove le condizioni organizzative restano estremamente complesse a causa dei danni bellici e della carenza di infrastrutture, si è materializzata una piccola cesura storica. Per la prima volta dopo anni – e, più precisamente, per la prima volta dall’inizio della guerra successiva al 7 ottobre – i palestinesi della Striscia hanno potuto esprimere il proprio voto per eleggere sindaci e consiglieri comunali. Un’occasione che coinvolge, stando ai dati forniti dalla Commissione elettorale, oltre un milione di elettori potenziali nell’intero sistema dei territori, ma che nella pratica ha visto una partecipazione concentrata in quella ristretta fascia centrale di Gaza rimasta parzialmente accessibile.

Sfide e disillusione dietro le urne

Se Abu Mazen ha rivendicato con enfasi la tenuta del processo democratico – “nonostante tutte le difficoltà” –, è altrettanto vero che il voto si è svolto in un contesto di fortissima tensione regionale e di diffusa stanchezza popolare. La Cisgiordania occupata, dove Israele ha aperto i seggi regolarmente alle sette, vive una fase di pressioni quotidiane, mentre Deir al-Balah rappresenta un’eccezione in una Striscia in gran parte ridotta in macerie. L’affluenza, che i dati definitivi dovranno ancora certificare, restituirà probabilmente il ritratto di una società provata ma ancora capace di organizzarsi, almeno a livello locale. Senza enfasi retoriche, il dato politico più rilevante resta un altro: per la prima volta in vent’anni, anche un frammento di Gaza ha potuto votare.

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