Hyperos 3 si avvia al termine della distribuzione, intanto si guarda ad Android 17 e al futuro di Poco con la nuova interfaccia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Il dispiegamento globale di HyperOS 3, l’ultima iterazione del firmware di Xiaomi basata su Android 16, è ormai giunto alla sua fase conclusiva. Nel corso del mese di febbraio 2026, l’azienda cinese ha infatti chiuso un tassello fondamentale del proprio ecosistema software, portando la versione stabile dell’aggiornamento – che in alcuni casi convive ancora con la build di Android 15 seppur arricchita dalle nuove funzionalità dell’interfaccia – su un ampio e variegato gruppo di dispositivi già in circolazione. Secondo quanto monitorato dalle piattaforme specializzate nel tracciare i rollout, la copertura avrebbe ormai raggiunto circa il novantacinque per cento dei modelli eleggibili, un dato che lascia presagire come l’attenzione dei reparti sviluppo si stia rapidamente spostando verso i prossimi impegni. Il passo successivo, com’è naturale che sia, guarda già fuori dai confini cinesi: questa ondata finale di aggiornamenti, che interessa smartphone lanciati in un arco temporale piuttosto ampio – dal 2021 al 2025 – sta infatti preparando il terreno al completamento del lancio globale, un traguardo che la dirigenza punta a centrare entro la fine del marzo 2026. La strategia, a ben vedere, è chiara: liberare la pipeline di trasmissione over the air per fare spazio a HyperOS 3.1, una release minore ma tecnicamente necessaria per risolvere bug e ottimizzare le prestazioni in vista degli impegni futuri.
I dispositivi in attesa dell’ultimo giro di aggiornamenti
A osservare la lista dei dispositivi che ancora attendono il via libera definitivo, emerge un quadro piuttosto preciso delle priorità aziendali. Se la maggior parte dei top di gamma ha già ricevuto la nuova interfaccia, a sfilare in coda sono principalmente i modelli di fascia media e d’ingresso, insieme ad alcuni tablet. Tra i pochi nomi di un certo rilievo ancora in attesa spicca lo Xiaomi 13T, uno dei rappresentanti della serie T che evidentemente richiede un’ulteriore fase di messa a punto per le varianti globali. Per quanto riguarda il ricco catalogo Redmi, la lista si infittisce con numerose versioni della serie Note 15, come il modello Pro 4G, e con le varie declinazioni della famiglia Redmi 15, incluse le varianti 5G e 4G del 15C. Non mancano dispositivi pensati per fasce di prezzo particolarmente concorrenziali come il Redmi A4 e il Redmi 14R. Il marchio Poco, da parte sua, vede in attesa i modelli della serie C85, sia nella versione 4G che 5G, il C75 5G e i rappresentanti della famiglia M7, ovvero il M7 5G e il M7 Plus. Chiudono il cerchio i tablet, con il Redmi Pad Pro (in entrambe le versioni, Wi-Fi e 5G) e il Poco Pad che dovrebbero ricevere l’agognata notifica di aggiornamento nelle prossime settimane -1-4-7.
Android 17 è alle porte: la lunga lista dei compatibili
Se HyperOS 3 rappresenta il presente, il futuro prossimo del software di Xiaomi si chiama Android 17, nome in codice "Cinnamon Bun", la cui fase di test iniziale è ufficialmente partita con l’introduzione di un nuovo canale "Canary" da parte di Google, un metodo che sostituisce le classiche Developer Preview per rendere lo sviluppo più fluido e continuo. La versione stabile del robot verde è attesa sui dispositivi Pixel dell’azienda di Mountain View tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 2026, mentre gli altri produttori, incluso ovviamente il gruppo cinese, seguiranno a ruota con i propri piani di distribuzione. In attesa di comunicazioni ufficiali, che tarderanno ancora qualche mese, sono già emerse delle liste dettagliate – compilate analizzando le politiche di aggiornamento dichiarate e le pagine di supporto – di tutti i dispositivi Xiaomi, Redmi e Poco che potrebbero ricevere il nuovo sistema operativo. L’elenco è particolarmente nutrito e include, com’è ovvio, i futuri flagship come la serie Xiaomi 17, insieme agli attuali top di gamma come la famiglia Xiaomi 15 e 14, passando per i pieghevoli della serie MIX Flip e Fold. Ampio spazio anche per i tablet, con i modelli Xiaomi Pad 8 e Pad 7 nelle loro numerose varianti. La sussidiaria Redmi sarà rappresentata dalle potenti serie K90, K80 e K70, oltre all’intera gamma Note 15 e Note 14. Per Poco, infine, la compatibilità dovrebbe spaziare dai potenti F8 e F7 fino ai più accessibili X7, passando per le serie M8 e M7 e per i nuovi modelli di fascia bassa come il C85 -2-5-8.
HyperOS 4 segna l’addio al Poco Launcher per un’interfaccia unificata
Parallelamente al lavoro su Android 17, che costituirà la base per la futura HyperOS 4, si consuma una svolta epocale per l’identità software della sussidiaria Poco. Stando a quanto emerso da fonti vicine all’azienda, la prossima versione dell’interfaccia segnerà infatti l’abbandono definitivo del Poco Launcher, quel tema personalizzato che per anni ha contraddistinto l’esperienza d’uso dei telefoni del marchio, differenziandoli visivamente dai cugini Redmi e dai fratelli maggiori Xiaomi. Una rivoluzione, questa, che affonda le sue radici in esigenze prettamente tecniche legate all’evoluzione dell’architettura software. Con l’introduzione della tecnologia SOTA (Super OTA), un sistema di aggiornamento modulare già sperimentato in parte con HyperOS 3.1 che permetterà di aggiornare componenti specifici del sistema senza richiedere un riavvio completo, mantenere due interfacce distinte – per quanto basate sullo stesso codice di base – sarebbe diventato controproducente e fonte di possibili frammentazioni -3-6.
L’idea, dunque, è quella di unificare tutto sotto un unico HyperOS System Launcher, garantendo una maggiore rapidità nella distribuzione delle novità e una maggiore coerenza estetica e funzionale su tutti i dispositivi dell’ecosistema. Un cambiamento, questo, che non è stato deciso in modo avventato: basti pensare che il Poco Pad, il primo tablet del marchio, ha già adottato fin dal suo debutto la stessa interfaccia dei tablet Xiaomi, segnando di fatto una prima crepa nell’unicità del marchio. Inoltre, versioni di test interne mostrerebbero già icone unificate, a ulteriore riprova di una strategia che punta a rendere il brand Poco riconoscibile per le specifiche tecniche e il rapporto qualità-prezzo, più che per un aspetto estetico diverso -9.




