Giorgio Altare e il ritorno in campo: «Non c’era modo migliore»

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è chi torna e lo fa nel silenzio, quasi in sordina, e chi invece sceglie – o forse è il destino a scegliere per lui – di ripresentarsi sulla scena con i riflettori puntati addosso, al termine di una partita che per la sua squadra vale molto più di tre punti. Giorgio Altare, difensore classe 1998, bergamasco di nascita ma con un percorso professionale che l’ha visto crescere tra il vivaio del Milan e le esperienze in Serie A con Cagliari e Venezia, ha finalmente rimesso piede in campo dopo un periodo complicato, e l’ha fatto nel modo più eclatante: con una vittoria del Pescara, la sua nuova squadra, contro il Palermo.

L’ultimo periodo vissuto a Genova, dove vestiva la maglia della Sampdoria, non era stato semplice per lui; un infortunio lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per diversi mesi, costringendolo a un lungo e silenzioso lavoro di recupero, lontano dalle luci dello stadio. Poi, a febbraio, era arrivata la chiamata degli abruzzesi, la voglia di rimettere in discussione le proprie certezze e di ricominciare da capo in una piazza che lotta per non affondare nella classifica di Serie B. «Sono venuto qui grazie alla volontà del presidente e del mister e per la necessità di rimettermi in gioco», aveva dichiarato all’atto della firma, mostrando una determinazione che oggi, a posteriori, assume i contorni di una vera e propria profezia.

Ed eccolo, domenica scorsa, protagonista – se non sotto il profilo del singolo intervento decisivo, quantomeno per lo spirito che la sua sola presenza in campo ha trasmesso ai compagni – nella sfida contro i rosanero, una squadra che in classifica viaggia con ben altro passo rispetto ai padroni di casa. La partita, terminata con il risultato di 1 a 0 in favore del Pescara, è stata decisa da una rete di Insigne, ma l’entusiasmo e la carica emotiva portata dal rientro del difensore centrale sono apparsi evidenti a chiunque abbia seguito la partita.

L’esultanza social e il peso di una lunga assenza

A certificare l’importanza del momento, più ancora del risultato sportivo, ci hanno pensato le parole dello stesso Altare, pubblicate a caldo sui suoi profili social. «Non c’era modo migliore di tornare», ha scritto il giocatore, lasciando trasparire tutta la soddisfazione e la liberazione di un professionista che, dopo aver attraversato il buio di un infortunio e l’incertezza di un cambio di maglia, ritrova la luce del rettangolo verde e la gioia di contribuire, concretamente, alla causa. Il messaggio, diretto e privo di retorica, è stato accompagnato da immagini che lo ritraggono concentrato e determinato, quasi a voler sigillare un patto con i tifosi e con sé stesso.

Per il Pescara, attualmente invischiato nelle zone più calde della classifica per evitare la retrocessione, riavere a disposizione un elemento del calibro di Altare non è dettaglio da poco. La sua esperienza maturata tra i cadetti e nella massima serie – basti ricordare il suo primo gol in A con la maglia del Cagliari, un colpo di testa al novesimo minuto di recupero sul campo della Salernitana che profetizzava già allora un temperamento non comune – rappresenta una risorsa preziosa per lo spogliatoio e per il reparto arretrato. Lui stesso, nei giorni precedenti l’esordio, aveva messo in guardia contro i facili individualismi: «Il singolo non va da nessuna parte: il gruppo, soprattutto chi entrerà dalla panchina, dovrà dare una mano per riportare il Pescara in alto».

Una squadra in lotta e un difensore ritrovato

La squadra abruzzese, che arranca nelle retrovie del campionato cadetto, ha trovato in questa vittoria contro il Palermo – un avversario di caratura tecnica superiore, sulla carta – una boccata d’ossigeno fondamentale per il morale e per la classifica. E se il gol porta la firma di Insigne, è evidente che la spinta emotiva derivante dal ritorno in campo di un elemento rappresentativo come Altare abbia contribuito a creare quella chimica vincente che spesso fa la differenza nelle partite sporche e combattute del mese di marzo.

Il difensore, che in carriera ha collezionato presenze anche in serie A con le maglie di Cagliari e Venezia, si è messo a disposizione con umiltà, dichiarando di essere pronto a giocare anche solo per una manciata di minuti pur di aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo. Una dedizione che i tifosi del Pescara hanno apprezzato e che sperano di vedere confermata nelle prossime, decisive giornate di campionato, dove ogni pallone potrebbe pesare come un macigno e dove la solidità difensiva, unita alla ritrovata esperienza di Altare, potrebbe rivelarsi l’arma in più per inseguire la salvezza.

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