Nobel per la pace, l’istituto di Oslo blocca il gesto di Machado: "Premio non trasferibile"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, insignita del riconoscimento nell’autunno scorso, ha più volte espresso, in queste ultime settimane, l’intenzione di cedere o quantomeno condividere il prestigioso onorificenza con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il cui desiderio di ottenerla è stato a più riprese palesato e noto alla cronaca. L’auspicio, manifestato pubblicamente dalla stessa Machado, che ha definito il premio come un riconoscimento “per i venezuelani”, è stato però fermamente chiarito dalle autorità norvegesi, le quali hanno ribadito con un secco comunicato il carattere irrevocabile e personale dell’assegnazione. Secondo quanto riportato dall’Istituto Nobel di Oslo, infatti, il premio “non può essere revocato, condiviso o trasferito ad altri”, trattandosi di una decisione “definitiva e permanente” del comitato, la quale, una volta ratificata, non ammette variazioni di sorta.

Un faccia a faccia in agenda a Washington

La vicenda, che unisce diplomazia e simbolismo politico, si colloca sullo sfondo di un prossimo incontro tra i due protagonisti, il cui primo colloquio diretto è atteso da più parti. Fonti vicine al partito “Vente Venezuela”, di cui Machado è esponente di spicco, hanno indicato a giornali italiani un probabile appuntamento a Washington D.C. già per questa settimana, precisamente mercoledì, sebbene l’agenda non sia stata ancora ufficializzata e gli staff non abbiano voluto confermare ufficialmente la notizia. La leader venezuelana, che aveva lasciato il proprio paese lo scorso dicembre per recarsi alla cerimonia di consegna del premio in Norvegia, da allora non ha fatto ritorno in patria, trovandosi quindi già all’estero in vista del possibile vertice.

Le pressioni di Trump per il riconoscimento

Il contesto che rende significativo questo gesto, peraltro non praticabile, risiede nella marcata aspirazione personale di Trump di vedersi conferito il Nobel per la pace, un obiettivo per il quale, sin dall’inizio del suo secondo mandato, ha esercitato pressioni e condotto una campagna di autoreferenzialità. Il presidente statunitense ha spesso menzionato, nei suoi discorsi e attraverso i consueti canali comunicativi, il proprio operato nella risoluzione di complessi conflitti internazionali, un’attività che, a suo dire, meriterebbe il massimo riconoscimento. Tale campagna ha trovato, in effetti, sostenitori e sponsor in alcuni leader mondiali, i quali hanno pubblicamente appoggiato la sua candidatura, contribuendo a tener vivo il dibattito attorno a una possibile assegnazione che, ad oggi, non si è concretizzata.

Una questione chiusa dalle regole

La presa di posizione dell’Istituto Nobel, dunque, chiude ogni speculazione su un trasferimento o una condivisione formale del premio, lasciando intatto il valore simbolico dell’intenzione politica espressa da Machado. Il gesto, seppur impossibile da realizzare nei fatti e nei registri ufficiali, rimane a testimonianza di una peculiare alleanza e di una dinamica di riconoscimento politico che trascende le procedure canoniche. La crisi in Venezuela, ovviamente, costituisce il nucleo sostanziale dell’impegno per il quale Machado è stata premiata, un tema che verosimilmente dominerà l’agenda del suo incontro con Trump, al di là delle questioni legate ai riconoscimenti internazionali.

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