Machado e il Nobel a Trump: il comitato di Oslo blocca la cessione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'istituto Nobel di Oslo ha posto un chiaro e definitivo argine a ogni ipotesi di trasferimento dell'onorificenza, intervenendo dopo le dichiarazioni della leader venezuelana anti-Maduro Corina Machado, la quale, nei giorni scorsi, aveva espresso la volontà di cedere o condividere il proprio premio Nobel per la pace con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L'ente norvegese, attraverso una nota ufficiale, ha ribadito che il premio, una volta assegnato, non può in alcun modo essere revocato, condiviso o trasferito ad altri, chiarendo che si tratta di una decisione permanente e immutabile. Machado, che aveva auspicato di incontrare Trump per portargli questa proposta, sostenendo che il riconoscimento appartenesse in realtà al popolo venezuelano e che questi volesse donarlo al presidente americano, si è dunque vista bloccare sul nascere ogni possibilità di procedere in tal senso.
L'imminente incontro a Washington e le mosse di distensione
Proprio l'incontro tra i due, secondo fonti vicine al partito di Machado, "Vente Venezuela", sembra ora molto probabile che avvenga a Washington DC, dove la leader dell'opposizione, uscita dal paese in dicembre per la cerimonia di premiazione e non ancora rientrata, potrebbe essere ricevuta già nella giornata di mercoledì. Da parte sua, Trump ha pubblicamente dichiarato di non vedere l'ora di incontrare Machado, inviando nel contempo segnali di distensione verso Caracas, definendo "molto importante e intelligente" la recente mossa del governo venezuelano di rilasciare alcuni prigionieri politici e affermando di aver annullato un'ulteriore ondata di azioni punitive precedentemente pianificata.
Il valore simbolico del gesto e la chiusura istituzionale
Al di là dell'impossibilità materiale di trasferire il premio, la vicenda ha comunque un forte valore simbolico, poiché evidenzia il tentativo di Machado di utilizzare il prestigio del Nobel come leva diplomatica e di riconoscimento internazionale, indirizzandolo verso una figura che considera cruciale per la risoluzione della crisi nel suo paese. Tuttavia, la presa di posizione dell'Istituto di Oslo, netta e senza appello, chiude qualsiasi spazio a interpretazioni o a negoziati sul destino del riconoscimento, riaffermando l'inviolabilità del processo di assegnazione e la natura strettamente personale del Titolo. Resta, dunque, soltanto il significato politico del gesto proposto, che rimane tale, mentre il premio fisico e il titolo rimangono irrevocabilmente legati alla persona del vincitore originario.
Uno scenario in evoluzione tra diplomazia e gesti di rottura
La situazione continua a evolversi su un doppio binario: da un lato, le rigide regole istituzionali che governano un premio di portata mondiale, dall'altro, la dinamica politica, fatta di gesti eclatanti e di aperture negoziali, che vede Machado tentare di sfruttare ogni piattaforma possibile per tenere alta l'attenzione sulla crisi venezuelana. L'episodio del Nobel, seppur risolto in modo perentorio dal comitato, si inserisce in questo quadro più ampio, che comprende le mosse di avvicinamento dell'amministrazione Trump e le reazioni di Caracas, in un momento che sembra accennare a una fase di cauta e fragile trattativa, della quale l'incontro atteso a Washington potrebbe rappresentare un prossimo, significativo capitolo.




