Il nobel a María Corina Machado, una scelta che unisce geopolitica e riconoscimenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’assegnazione del premio Nobel per la Pace a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, si configura come una mossa dal profondo significato politico, la quale, oscillando tra il gesto calcolato e l’ammiccamento, ha privato Donald Trump di un riconoscimento che egli riteneva di meritare per il suo ruolo nei fragili accordi per Gaza. Una decisione, questa, che da un lato ha evitato di premiare l’irascibile e impulsivo presidente americano, e dall’altro ha voluto onorare una figura che, per il suo profilo e le sue battaglie, può essere agevolmente definita “trumpiana”, inviando così un segnale di pressione ulteriore a un regime, come quello di Caracas, che versa in una crisi economica di proporzioni drammatiche nonostante l’immensa ricchezza del suo sottosuolo e che vede ridursi progressivamente il numero dei suoi alleati sulla scena mondiale.

La candidatura mancata dell’inquilino della Casa Bianca

La candidatura di Donald Trump al Nobel, ormai naufragata, aveva in precedenza acceso un dibattito di portata globale, alimentato sia dai recenti successi diplomatici dell’imprenditore, tra i quali spiccava il cessate il fuoco a Gaza, sia da un’intensa e meticolosa campagna di lobbying. Sebbene sostenuta da diversi leader internazionali e da numerosi parlamentari americani, la sua nomina si scontrava con la ferma opposizione di quanti ne criticavano le politiche più controverse, dipingendo il presidente come una figura profondamente polarizzante che rendeva quanto mai impervia l’assegnazione del prestigioso premio, anche considerando che il processo di segnalazione dei potenziali vincitori al comitato norvegese si conclude tradizionalmente nel mese di gennaio.

Le reazioni degli schieramenti filo-Maduro

Il conferimento del Nobel a María Corina Machado, che riconosce la sua eroica lotta per la libertà, ha inevitabilmente messo in luce le posizioni di quelle forze politiche che, nel corso degli anni, hanno mantenuto un rapporto di vicinanza con il socialismo venezuelano e i suoi esiti. I parlamentari del Movimento 5 Stelle, i quali hanno storicamente collocato i regimi di Chávez e Maduro in una sorta di pantheon ideale, si sono più volte schierati con il governo di Caracas, arrivando a definire come “colpo di Stato” il tentativo di sfidare il potere costituito attraverso il voto popolare, quando a guidare l’opposizione era Juan Guaidó.

Il profilo della nuova premio Nobel

María Corina Machado, che oggi opera in una condizione di semiclandestinità, rappresenta la principale speranza di cambiamento per gran parte della popolazione venezuelana, oppressa dal regime di Nicolás Maduro, l’ex conducente di autobus asceso al potere e che lo conserva grazie all’appoggio incondizionato delle forze armate, a sistemi di repressione interna e al sostegno di potenze come Russia e Cina. La Machado, che non si considera affatto una rivoluzionaria ma si professa fermamente anticomunista, si definisce una liberale di centro, sebbene raccolga ampie simpatie nell’ambito della destra nazionale, i cui esponenti, in omaggio al trumpismo, hanno coniato per sé stessi il termine di “MAGAzuelani”.

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