María Corina Machado, un Nobel per la Pace che unisce Trump e divide gli alleati di Maduro
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Redazione Esteri
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L’assegnazione del premio Nobel per la Pace a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, si configura come una scelta dal duplice significato, sospesa tra una provocazione calcolata e un implicito assenso alle politiche dell’inquilino della Casa Bianca. Privando Donald Trump del prestigioso riconoscimento, che egli riteneva di meritare dopo il fragile accordo per Gaza, il comitato di Oslo ha compiuto un’operazione sottile, premiando una figura che, per il suo anticonformismo e la sua battaglia contro un regime autoritario, può essere facilmente associata a certi tratti “trumpiani”. La decisione, di per sé, rappresenta un messaggio politico di ampia portata, diretto verso Caracas e i suoi sostenitori internazionali, i quali si trovano ora a dover fare i conti con una legittimazione, di altissimo livello, della dissidenza venezuelana.
La candidatura mancata di Trump e il dibattito globale
La stizza di Trump, personaggio notoriamente impulsivo, per non aver ricevuto il Nobel è un elemento che, sebbene non esplicitato, aleggia sull’intera vicenda. La sua candidatura, sostenuta da alcuni leader internazionali e da parlamentari americani ma fortemente osteggiata da chi ne contestava le politiche controverse, aveva acceso un dibattito globale, rendendo l’assegnazione dell’ambito premio un terreno di scontro ancor prima che il nome del vincitore fosse reso noto. Il cessate il fuoco a Gaza, che pure aveva rappresentato un successo diplomatico, non era bastato a scalfire le riserve di molti, rendendo impervia la strada verso Oslo per il tycoon, il cui processo di segnalazione si era comunque concluso mesi prima.
Le reazioni in Italia e il sostegno storico al chavismo
Dall’altra parte dell’oceano, l’annuncio ha provocato non poche imbarazzi in alcuni ambienti politici italiani, costringendoli a un difficile equilibrismo. Il Movimento 5 Stelle, che in passato aveva mostrato simpatie per il socialismo venezuelano e i suoi leader, inserendo Chavez e Maduro in un proprio pantheon ideale, si è trovato nella scomoda posizione di dover commentare un premio assegnato a una nemica giurata di quel regime. Più di un deputato pentastellato, in occasione di passati tentativi di sfidare il governo di Caracas, si era schierato apertamente con Maduro, arrivando a definire “colpo di Stato” la legittima aspirazione di ottenere il potere attraverso il voto popolare.
La voce di Machado e la dedica al popolo venezuelano
In un’intervista, María Corina Machado ha commentato il conferimento del premio definendolo un “riconoscimento ai venezuelani nel momento più importante della nostra vita repubblicana”. La leader dell’opposizione ha poi voluto sminuire il proprio ruolo personale, sottolineando come sia “ingiusto che tutto si concentri su una sola figura”, in un paese che conta “nove milioni di esiliati, migliaia di assassinati e più di 20.000 esecuzioni extragiudiziali” da quando Chávez salì al potere. Riferendosi alla telefonata con Trump, ha infine rivelato che il presidente le aveva confessato: “Mi ha detto che lo meritavo io”, una frase che, se da un lato placa le possibili rimostranze, dall’altro sembra quasi una benedizione indiretta su una scelta che, nelle intenzioni, doveva essere anche una strizzatina d’occhio.




