Andrea rilasciato dopo l’arresto, perquisizioni in corso al Royal Lodge. Il reato di abuso d’ufficio e quelle email inoltrate a Epstein in cinque minuti
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Redazione Esteri
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La macchina della Thames Valley Police non si ferma, e mentre Andrew Mountbatten-Windsor ha fatto ritorno alla residenza di Sandringham, quella che ora gli funge da dimora dopo lo sfratto dal Royal Lodge, gli investigatori continuano a setacciare la sua ex abitazione nel Berkshire. Il fratello di re Carlo, arrestato ieri mattina con l'accusa di “cattiva condotta nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche”, è stato rilasciato dopo circa dodici ore di interrogatorio nella stazione di polizia di Aylsham, ma la sua posizione rimane tutt'altro che definita. La formula applicata dalle autorità britanniche è quella del “rilascio sotto inchiesta”, un istituto giuridico che, come hanno spiegato alcuni ex funzionari di polizia ai media locali, non impone limiti temporali stringenti e lascia aperta la possibilità di un nuovo fermo o di ulteriori colloqui qualora emergano elementi nuovi. Le perquisizioni, iniziate contestualmente all’arresto nella tenuta di Norfolk, si sono concentrate e proseguono invece con decisione nella proprietà che il duca è stato costretto a lasciare, un dettaglio non secondario che suggerisce come gli inquirenti stiano cercando documenti fisici o supporti informatici che possano corroborare il quadro accusatorio già emerso dalle carte.
L’accusa e il nodo delle informazioni riservate
Il cuore dell’indagine, stando a quanto ricostruito dalla stampa britannica e internazionale nelle ultime ore, non riguarda direttamente le note e risalenti accuse di natura sessuale mosse da Virginia Giuffre prima della sua scomparsa, bensì un profilo di reato diverso e forse, per certi versi, ancora più insidioso per l’establishment. Si parla di “abuso d’ufficio”, una fattispecie che nel Regno Unito può portare a conseguenze penali severe. Nel mirino della polizia della Valle del Tamigi sono finite alcune email, emerse dai cosiddetti Epstein Files recentemente desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano, che ritraggono un ex principe ancora nel pieno del suo ruolo di inviato speciale per il commercio britannico, ruolo che mantenne fino al 2011. La corrispondenza elettronica, risalente al periodo tra il 2010 e il 2011, dimostrerebbe come Andrew abbia inoltrato a Jeffrey Epstein, figura già allora con precedenti penali per reati sessuali, documenti classificati come confidenziali. In un caso specifico, un rapporto ufficiale su un viaggio in Asia sarebbe stato girato al finanziere a distanza di appena cinque minuti dalla ricezione. Particolare ancor più grave, secondo gli investigatori, sarebbe la condivisione di un “brief” riservato riguardante opportunità di investimento nella provincia afghana di Helmand, un’area calda per la presenza militare britannica, con dettagli su giacimenti minerari di alto valore.
La macchina investigativa e il silenzio di Buckingham Palace
L’operazione di ieri, condotta da agenti in borghese giunti a bordo di sei veicoli senza insegne, ha colto di sorpresa non solo il diretto interessato, che proprio giovedì compiva sessantasei anni, ma anche l’entourage reale. Fonti vicine alla polizia hanno tenuto a precisare che Buckingham Palace non è stato informato preventivamente dell’arresto; l’unica comunicazione, come da prassi, è avvenuta con il ministero dell’Interno circa trenta minuti prima del fermo. Re Carlo, da parte sua, ha rotto il silenzio con una dichiarazione secca e misurata, affermando che “la giustizia deve fare il suo corso”, un segnale interpretato come un’ulteriore presa di distanza da un fratello divenuto ormai un peso specifico troppo gravoso per la monarchia. L’arresto di un Windsor non avveniva dal lontano 1647, e le implicazioni istituzionali sono notevoli, anche se la casa reale sta cercando di mantenere un profilo di basso profilo, concentrandosi sugli impegni pubblici del sovrano e degli eredi al trono.
Le ore in custodia e il prosieguo delle indagini
Le dodici ore trascorse da Andrew Mountbatten-Windsor in una cella di sicurezza, seppure descritta come una stanza singola con i servizi, rappresentano un’umiliazione senza precedenti per un membro di sangue reale. Fonti vicine all’ex portavoce della regina lo hanno descritto come “stordito e sotto shock” al momento del rilascio, quando è stato fotografato sul sedile posteriore di un’auto col volto teso. Tuttavia, il quadro giudiziario è destinato a rimanere in evoluzione per settimane, se non mesi. La Thames Valley Police, in collaborazione con altri otto dipartimenti di polizia e la National Crime Agency, sta coordinando un fascicolo complesso che si intreccia con le rivelazioni provenienti dagli Stati Uniti. Non si esclude che, una volta analizzato il materiale sequestrato a Royal Lodge e a Sandringham, possano emergere ulteriori elementi a carico, magari legati ad altri personaggi del cosiddetto giro di Epstein. L’ex principe, che ha sempre negato ogni addebito e si è dichiarato rammaricato per l’amicizia con il finanziere morto suicida, dovrà ora attendere la decisione del Crown Prosecution Service, l’ente che valuterà se gli elementi raccolti siano sufficienti per formalizzare un’imputazione.




