Sarabanda Celebrity, tra gin tonic e caos musicale la seconda puntata regala spettacolo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è qualcosa di vagamente rassicurante, nonostante la confusione orchestrata a tavolino, nel vedere una regina del varietà come Orietta Berti - la quale confessa senza troppi giri di parole di concedersi un gin tonic quando la giornata si fa uggiosa - imbracciare il microfono per mimare canzoni a tempo di record, mentre dall’altra parte del tavolo un giovane cantante di successo prova a tenere insieme una squadra che sembra sul punto di deragliare.

La seconda puntata di Sarabanda Celebrity, andata in onda giovedì 28 maggio su Italia 1 con la conduzione del sempreverde Enrico Papi, ha preso la formula collaudata del game show musicale - quella stessa che mescola nostalgia anni Novanta e ritmi moderni - e l’ha trasformata in una sorta di festa di condominio dove le regole, a dire il vero, sono spesso più un suggerimento che una vera imposizione.

Se la scorsa settimana il debutto aveva fatto registrare ascolti in linea con le aspettative (942mila spettatori e un 6.

93% di share), questa volta il meccanismo sembra aver ingranato meglio, complice un cast di otto celebrità scelto con l’obiettivo preciso di creare cortocircuiti generazionali. Da una parte, nella squadra capitanata dall’onnipresente Orietta Berti, troviamo il conduttore radiofonico Alvin, la cantante Nina Zilli e l’ex calciatore Ciro Ferrara. Dall’altra, a dare battaglia per la squadra opposta, ci sono il trapper Rosa Chemical, la showgirl Elenoire Casalegno, l’imitatore Francesco Cicchella e la figlia d'arte Rebecca Staffelli.

La tensione, per quanto bonaria, è palpabile fin dalle prime battute: due generazioni, due modi diametralmente opposti di intendere la televisione e la musica, che si scontrano attraverso i giochi iconici del programma.

La prova "Tempo!" e l'arte dello stallo musicale

Tra le prove che hanno scandito la serata, una delle più riuscite - anche dal punto di vista della tensione scenica - è stata quella denominata "Tempo!", un gioco che si sviluppa su due manche distinte e che mette a dura prova i riflessi dei concorrenti. Il meccanismo, almeno sulla carta, è semplice: le squadre, a turno, devono indovinare i titoli dei brani ascoltati nella loro versione originale.

C’è però un dettaglio sadico che trasforma l’esercizio in un’autentica prova di coraggio: alle spalle dei concorrenti una linea grafica, invisibile a loro ma visibile al pubblico da casa, scandisce un tempo segreto. La squadra che si ritrova ad avere il turno proprio nel momento esatto in cui questo conteggio arriva allo scadere, perde la manche. Durante questa prova, l’incapacità di alcuni concorrenti di riconoscere hit celebri ha generato momenti di genuino imbarazzo, interrotti però dalla verve di Papi, il quale non ha perso l’occasione per stuzzicare i malcapitati.

Ciò che emerge con chiarezza, osservando lo sviluppo della gara, è la volontà della produzione di affidarsi quasi esclusivamente alla cosiddetta "anarchia" del live. Non ci sono momenti morti, né tempi tecnici: quando il gioco si impalla, entra in scena l’improvvisazione. Enrico Papi, in questo senso, si conferma un animale da palcoscenico di razza.

In un frangente, dopo che la squadra di Rosa Chemical ha manifestato più volte di non aver compreso le dinamiche di una delle sfide (con Elenoire Casalegno che, esasperata ma sorridendo, ha ammesso la confusione generale), il conduttore si è girato verso la platea domandando retoricamente: «Io sono un conduttore che spiega bene, c’è qualcuno contro di me?». Una frase, quella pronunciata da Papi, che suona come un manifesto del suo stile: la capacità di trasformare un potenziale buco nell’acqua in un siparietto virale.

Le pagelle inattese di una seconda serata

A giudicare dalla riuscita della serata - e lo si può fare tranquillamente osservando la resa dei singoli - il verdetto è sorprendentemente positivo per una fascia di pubblico che cerca intrattenimento puro. Enrico Papi, che molti davano ormai per stanco dopo anni di conduzioni in sordina, merita un posto d'onore: la sua gestione del caos è paragonabile a quella di un direttore d'orchestra che suona volutamente stonato per far ridere le prime file.

Dalle pagelle informali che circolano nei commenti del web emerge un voto alto, se non altissimo, per l’istrionismo del conduttore. E poi c’è Orietta Berti, che ormai da anni ricopre il ruolo di monumento nazionale vivente: tra una gaffe e l’altra, la cantante emiliana si è concessa il lusso di impersonare persino una prostituta durante un gioco di mimo, scatenando le risate dello studio e dimostrando che l’età, per certi versi, non è che un numero.

Su tutti, però, a rubare la scena in modo quasi involontario è stato Francesco Cicchella. L’imitatore, ormai volto noto dei programmi Mediaset, si è confermato un jolly prezioso per la squadra di Rosa Chemical, dimostrando una padronanza dei tempi comici che spesso ha messo in ombra i compagni di squadra più celebri.

Discorso a parte, invece, per Nina Zilli: la cantante, pur essendo indiscutibilmente a suo agio quando si tratta di riconoscere melodie, è apparsa in più di un’occasione spaesata dalle meccaniche di gioco, quasi come se la dimensione del varietà le risultasse ancora vagamente aliena.

Le dinamiche tra i concorrenti hanno funzionato proprio grazie a questa stratificazione. Se Orietta Berti ha monopolizzato l'attenzione con le sue uscite spontanee (e con il suo amore mai nascosto per i drink alcolici), Elenoire Casalegno si è ritrovata al centro di un siparietto decisamente più sopra le righe quando Papi, con la consueta faccia tosta, le ha confessato di averla sognata. «Stanotte ti ho sognata e ti ho vista truccata sul letto», ha esordito il conduttore, scatenando una risata generale che ha sdrammatizzato una battuta altrimenti potenzialmente imbarazzante.

La replica della showgirl - «Visto che sono andata bene allora pensami più spesso» - ha chiuso il cerchio su un momento di televisione che, se non proprio elegante, è risultato sicuramente efficace per intrattenere.

Il ritmo della trasmissione, nonostante la durata importante della prima serata, non ha mai accusato cali significativi. Merito anche della scaletta, che alterna momenti di alta tensione a sketch più rilassati, e di una regia che sa quando zoomare sul volto spaesato di un calciatore come Ciro Ferrara di fronte a una hit dance e quando invece lasciare l’ampio sul caos generale delle due squadre che urlano risposte a casaccio.

La sensazione, al termine della visione, è che Sarabanda Celebrity abbia trovato la sua quadra: non più un semplice revival malinconico, ma un laboratorio di sperimentazione comica dove la musica è solo il pretesto per far accadere qualcosa di imprevedibile. E in un panorama televisivo spesso troppo patinato e prevedibile, un po' di sana, vecchia confusione - specie se condita con le note dei tormentoni estivi - fa sempre bene allo spirito.

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