Possibile ritorno della Citroën 2CV, l’iconica utilitaria francese si prepara a rinascere in chiave elettrica
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Redazione Economia
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Sono passati decenni dall’ultima volta che la “Deuche”, come veniva affettuosamente chiamata, ha solcato le strade europee in qualità di vettura di serie. Dal 1948 al 1990, la Citroën 2CV ha rappresentato molto più di una semplice automobile: è stata un fenomeno sociale capace di motorizzare un intero continente, con oltre 3,8 milioni di unità prodotte e una filosofia semplice e robusta che l’ha resa immortale. Oggi, in un contesto industriale dominato dalla transizione elettrica e da una crescente domanda di mobilità urbana sostenibile, il rombo (per quanto ormai silenzioso) di un suo ritorno si fa sempre più insistente. Secondo le ultime indiscrezioni internazionali, alimentate da testate specializzate come Auto Express e da voci provenienti dall’interno del gruppo Stellantis, il marchio dello Chevron avrebbe dato il via libera a un progetto concreto per riportare in vita la due cavalli, questa volta vestita con un abito completamente elettrico.
A riaccendere i riflettori su questa operazione nostalgia – che di nostalgia forse ha solo il nome – è la volontà di Citroën di replicare il successo commerciale ottenuto da modelli concorrenti come la Renault 5, capace di conquistare il pubblico grazie a un design rétro-futuristico capace di evocare ricordi senza risultare antiquato. A guidare questa rivoluzione stilistica ci sono firme di peso: Gilles Vidal, a capo del design di Stellantis per l’Europa, ha più volte sottolineato come il richiamo al passato, se reinterpretato in chiave moderna, rappresenti “il modo più efficace per vincere la riluttanza di chi ancora non è convinto di comprare un’auto a batteria”. Insieme a lui, Pierre Leclercq, direttore del design Citroën, ha lasciato intendere che il bagaglio storico del marchio è un tesoro da non lasciare inutilizzato, lavorando a un concept che recuperi i valori originari del modello: semplicità, comfort, spaziosità e, soprattutto, accessibilità economica.
Concept a Parigi 2026 e la sfida del prezzo popolare
Il palcoscenico scelto per il debutto della nuova era non poteva che essere quello del Salone dell’Auto di Parigi, in programma nella capitale francese dal 12 al 18 ottobre 2026. È in quella sede che Citroën mostrerà al pubblico una concept car destinata a fungere da apripista per l’erede elettrica della 2CV. Le fonti del settore indicano che il progetto avrebbe ricevuto il via libera definitivo dall’amministratore delegato Xavier Chardon, spinto anche dall’evoluzione del quadro normativo europeo: la Commissione Europea sta infatti definendo una nuova categoria di veicoli, denominata M1E, pensata per incentivare la produzione di citycar elettriche compatte (lunghe meno di 4,2 metri) assemblate all’interno dell’Unione.
Sul piano tecnico, la futura utilitaria sfrutterà la piattaforma modulare “Smart Car” sviluppata da Stellantis, la stessa che già equipaggia la nuova Citroën ë-C3 e la Fiat Grande Panda. Questa scelta strategica permetterà di abbattere i costi di sviluppo e di garantire un prezzo finale competitivo. L’obiettivo dichiarato, almeno stando alle voci di corridoio, è quello di posizionare la nuova 2CV sotto la soglia psicologica dei 20.000 euro (o comunque al di sotto dei 25.000 euro prima degli incentivi), inserendosi così in quella fetta di mercato in cui la mobilità elettrica deve ancora dimostrare di essere davvero alla portata di tutti. Per raggiungere questo traguardo, si ipotizza l’utilizzo di una batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da circa 27,5 kWh, in grado di garantire un’autonomia intorno ai 260 chilometri secondo il ciclo WLTP, abbinata a un motore elettrico da circa 80 cavalli. Numeri più che sufficienti per l’uso urbano, che richiamano le caratteristiche di agilità e parsimonia della progenitrice.
Strategie industriali e design rétro-futuristico
Il ritorno della 2CV non è però solo una questione di marketing o di stile: si inserisce in una strategia industriale di più ampio respiro messa in campo da Stellantis per contrastare l’arrivo dei concorrenti a basso costo. La recente joint venture da 4,1 miliardi di euro con il colosso cinese CATL, che porterà alla costruzione di una gigafactory a Saragozza entro il 2026, è un tassello fondamentale per garantire una fornitura di batterie a prezzi competitivi e a filiera corta, elemento indispensabile per rendere profittevole un’auto dal costo contenuto. In questo senso, la rinascita della “due cavalli” rappresenterebbe un ponte ideale tra il glorioso passato dell’automobilismo europeo e le sfide della produzione contemporanea.
Dal punto di vista estetico, la sfida per i designer è quella di non cadere nella trappola della mera copia. Se da un lato sono attesi elementi iconici – come i fari anteriori rialzati, le linee morbide e probabilmente la capote in tela arrotolabile che caratterizzava il modello storico – dall’altro l’obiettivo è creare un look “neo-retrò” che si sposi con il linguaggio stilistico attuale del marchio, visibile già sulle ultime generazioni di C3 e C5. Non si tratta quindi di replicare fedelmente la forma della vettura del dopoguerra, ma di reinterpretarne lo spirito: un’auto semplice, geniale e pensata per muoversi agilmente nel contesto urbano, collocandosi nella gamma Citroën come alternativa più trendy ed economica rispetto alla ë-C3, andando a scalare appena sopra il quadriciclo Ami.
Tempistiche e prospettive di mercato
Se la presentazione del concept è ormai certa per l’autunno del 2026, i tempi per la commercializzazione effettiva si allungano leggermente. Le indiscrezioni più accreditate parlano di un lancio sul mercato previsto non prima del 2029, una data che non è stata scelta a caso: coinciderà con l’80° anniversario della presentazione della prima 2CV, avvenuta proprio al Salone di Parigi del 1949. Questo lasso di tempo sarà cruciale per testare la reazione del pubblico al prototipo, ottimizzare le soluzioni produttive e monitorare l’evoluzione delle normative europee che dovrebbero favorire proprio questa categoria di veicoli.
La strategia di Citroën si muove quindi su un crinale sottile, cercando di capitalizzare il valore affettivo e culturale di un’icona senza rinunciare a una chiara visione industriale orientata al futuro. In un mercato sempre più affollato di citycar elettriche – con concorrenti come la Dacia Spring, la futura Renault Twingo e le varie ibride della Fiat 500 – il ritorno della 2CV rappresenta una scommessa affascinante. Scommessa che punta a dimostrare come il concetto di “auto del popolo” possa essere riattualizzato senza perdere la propria essenza, abbandonando il motore a combustione per abbracciare la mobilità sostenibile, pur mantenendo intatto quel carattere semplice e antiretorico che ne ha fatto una leggenda.




