Eredità Agnelli, la procura indaga sulla scomparsa di tredici quadri di valore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Tredici dipinti, autentici capolavori di valore inestimabile, sono svaniti. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per esportazione illecita di beni culturali e ricettazione, concentrandosi su opere di Monet, Picasso, De Chirico, Balla e Bacon appartenute a Gianni Agnelli. Le indagini si basano su testimonianze chiave e documenti ufficiali che ne attestano i trasferimenti.
Le testimonianze del personale
Le dichiarazioni di chi ha avuto accesso alle residenze Agnelli rivelano una sostituzione delle opere con copie avvenuta in un periodo di vulnerabilità familiare. È emerso, ad esempio, che i quadri nella casa romana furono scambiati quando Marella Agnelli versava in condizioni di salute precarie. Al posto di un originale di Giacomo Balla fu inserita una riproduzione di qualità inferiore.
Le prove documentali decisive
A supporto delle testimonianze, la procura possiede bolle di trasporto che ricostruiscono gli spostamenti dei dipinti. Questi documenti rappresentano la traccia tangibile di un trasferimento avvenuto, secondo gli inquirenti, al di fuori dei canali legali, e sono cruciali per confermare che si trattasse degli autentici.
Il mistero della destinazione finale
Il sospetto è che i tredici quadri siano stati occultati nell’ambito delle dispute ereditarie tra gli eredi Elkann e Margherita Agnelli. Le copie sono state ritrovate nel caveau familiare al Lingotto di Torino, ma degli originali non c’è traccia. L’ipotesi principale è un trasferimento all’estero per sottrarre le opere alla contesa. Gli investigatori sono al lavoro per individuarne l’esatta collocazione.
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