Camminare, anche poco, rallenta l'Alzheimer secondo gli studi di Harvard

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per anni, l'idea fissa è stata quella di dover compiere, quasi come un obbligo inderogabile, diecimila passi al giorno per assicurarsi una salute di ferro. Quella cifra, che a molti è parsa un traguardo irraggiungibile, viene ora ridimensionata dalla scienza, la quale indica una soglia molto più accessibile per proteggere il cervello dall'avanzata di patologie legate all'età, prima fra tutte il morbo di Alzheimer. L'attenzione dei ricercatori, infatti, si è spostata sull'impatto concreto che un'attività moderata, quale è una camminata, può avere sui meccanismi biologici alla base del declino cognitivo, offrendo una prospettiva nuova e incoraggiante.

I benefici oltre la soglia dei cinquemila passi

Un'indagine approfondita, condotta dal Mass General Brigham e dalla Harvard Medical School e pubblicata sulla rivista Nature Medicine, ha rivelato come superare la quota di cinquemila passi quotidiani produca un effetto misurabile nel rallentare l'accumulo della proteina tau all'interno del cervello. Quest'ultima, la cui presenza eccessiva costituisce uno dei segni distintivi della malattia, insieme ai grovigli di beta-amiloide, vede la sua progressione attenuarsi in modo significativo nei soggetti che, pur essendo in una fase preclinica, mantengono uno stile di vita attivo. I cui risultati, del resto, non si limitano a un singolo parametro ma abbracciano un orizzonte temporale più ampio per quanto concerne la salute mentale.

Il ritardo del declino cognitivo legato all'attività fisica

Coloro che si impegnano a percorrere tra i tremila e i cinquemila passi al giorno, un obiettivo alla portata di quasi tutti, riescono a posticipare l'esordio del declino cognitivo di circa tre anni. Chi, invece, si spinge fino a un range compreso tra i cinquemila e i settemila cinquecento passi, ottiene un beneficio ancora maggiore, ritardando la progressione della malattia di ben sette anni. Si tratta di dati che assumono un peso specifico notevole, soprattutto per quelle persone che, avendo livelli elevati di beta-amiloide, sono considerate ad alto rischio di sviluppare la patologia neurodegenerativa. L'attività fisica, in questo contesto, non agisce come una cura ma come un potente modulatore della storia naturale della malattia.

Una strategia semplice per una sfida complessa

Di fronte a una sindrome che rappresenta la prima causa di decadimento cognitivo a livello globale e una delle principali cause di morte, la scoperta assume i contorni di una strategia di prevenzione straordinariamente democratica. La camminata, un gesto semplice e privo di costi, si trasforma in uno strumento potente per influenzare positivamente il proprio destino neurologico. Questi studi, concentrandosi non su farmaci complessi ma su un intervento comportamentale, sottolineano l'importanza di approcci integrati alla salute, dove il movimento quotidiano diventa una componente essenziale per invecchiare in modo più sano e conservare le proprie funzioni cognitive il più a lungo possibile.

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