Svolta nella cura dell’Alzheimer, il farmaco approvato dall’Ue che rallenta la malattia
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Redazione Salute
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Si dischiude, dopo anni di tentativi spesso deludenti, una prospettiva concreta per chi è colpito dall'Alzheimer in una fase iniziale. La Commissione europea, infatti, ha autorizzato l'immissione in commercio di un farmaco – donanemab, che verrà commercializzato con il nome di Kisunla – in grado di rallentare in maniera significativa l'inesorabile declino cognitivo e funzionale causato dalla patologia. Un passo avanti che modifica l'orizzonte terapeutico, offrendo per la prima volta una risposta farmacologica che agisce sulle cause profonde della malattia e non si limita a contenerne i sintomi, seppur con benefici che devono essere valutati attentamente caso per caso.
Il meccanismo d'azione del farmaco
Kisunla, che è un anticorpo monoclonale, opera con un meccanismo d'azione mirato, colpendo in modo selettivo le placche di amiloide-beta già formate nel cervello. Questi aggregati proteici, che si ritiene giochino un ruolo fondamentale nella progressione della malattia, vengono così rimossi, interferendo direttamente con uno dei suoi processi neuropatologici cardine. L'autorizzazione, come specificato dalla casa farmaceutica Lilly, è vincolata a un preciso profilo del paziente: devono essere adulti con Alzheimer sintomatico in stadio iniziale – quindi con decadimento cognitivo lieve o demenza lieve – e con la presenza di patologia amiloide confermata da appositi esami.
I criteri per la somministrazione
Un aspetto cruciale, che delimita il perimetro di utilizzo della terapia, riguarda la genetica. Il farmaco è indicato per quei pazienti che sono eterozigoti per l'apolipoproteina E – ovvero che possiedono una sola copia del gene ApoE4 – o che non ne sono portatori. Questa distinzione, basata su un marcatore genetico noto per influenzare il rischio di sviluppare la malattia, è essenziale per individuare i soggetti che potrebbero trarre il massimo beneficio dal trattamento, minimizzando al contempo alcuni rischi associati. Si tratta di una medicina che non promette miracoli, ma che introduce un principio attivo di rallentamento della progressione, dando tempo prezioso a chi ne è affetto.
I risultati dello studio clinico
L'efficacia di donanemab è stata dimostrata da un ampio studio di fase tre, i cui risultati hanno costituito la base scientifica per l'approvazione regolatoria. I dati hanno evidenziato non solo un rallentamento statisticamente significativo del declino cognitivo, misurato attraverso scale validate, ma anche una riduzione del rischio che la malattia progredisca verso stadi clinici più avanzati. L'approvazione dell'Unione Europea, che segue quella dell'ente regolatorio statunitense, rende ora questo strumento terapeutico accessibile – secondo le modalità e i tempi definiti dalle singole nazioni – in un contesto sanitario dove le opzioni fino a ieri erano estremamente limitate.




