Martina Carbonaro, per la procura l'omicidio non fu crudele
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria sull'uccisione di Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola privata della vita a colpi di pietra nel maggio dello scorso anno, registra uno sviluppo che, agli occhi di molti, assume i contorni di una beffa agghiacciante. La Procura di Napoli Nord, chiudendo le indagini preliminari, ha notificato all’indagato, il diciannovenne Alessio Tucci, e alla sua difesa l’imputazione per omicidio volontario pluriaggravato, ma ha escluso dal capo di accusa proprio l’aggravante della crudeltà. Una scelta, questa, che si fonda su una valutazione tecnico-giuridica degli atti, i quali – secondo l’interpretazione dei magistrati inquirenti – non conterrebbero elementi sufficienti a sostenere quel particolare e più grave addebito.
Il peso di un'aggravante esclusa
L’assenza di tale circostanza, è bene precisarlo, non modifica la natura dell’azione penale per un fatto di sangue che resta gravissimo, né preclude l’applicazione di una condanna severissima, ma ne segna indubbiamente il perimetro processuale. La decisione promana da un’analisi che sembra scindere la ferocia oggettiva del gesto – il ripetuto colpire con un sasso una ragazza che nutriva fiducia nel suo aggressore, essendo stato il suo fidanzato – dalla sussistenza di quegli specifici requisiti, come il prolungamento intenzionale delle sofferenze della vittima, che il codice penale richiede per configurare la crudeltà. Una distinzione sottile, forse incomprensibile al sentire comune, che tuttavia guida il lavoro degli uffici giudiziari chiamati a costruire un’accusa saldamente ancorata alla legge.
La dinamica e il dopo delitto
La ricostruzione degli inquirenti, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Tucci, tratteggia un delitto scatenato da una banale lite per un abbraccio negato, consumato in un edifico abbandonato e seguito da una macabra opera di occultamento. Dopo aver colpito Martina, l’omicida avrebbe atteso diversi minuti, lasciandola in agonia sul terreno, per poi nasconderne il sotto un armadio e un cumulo di rifiuti, tentando infine di cancellare le tracce della sua presenza. Azioni, queste, che hanno alimentato un doloroso sconcerto, espresso senza mezzi termini dalla madre della vittima, Fiorenza, la quale trova assurdo non ravvisare crudeltà in simili comportamenti. La donna, che da otto mesi porta il lutto per una figlia che le manca tantissimo, dichiara di attendersi dal processo l’ergastolo con l’istituto della fine pena mai, unico esito che reputa adeguato alla perdita subita.
Verso il dibattimento
Il percorso verso il dibattimento è dunque tracciato, con l’imputato che dovrà rispondere in sede processuale delle sue azioni. La vicenda, che ha sconvolto l’opinione pubblica per l’età giovanissima della vittima e la modalità brutale dell’aggressione, si appresta ora a vivere la sua fase pubblica in aula, dove le tesi dell’accusa e della difesa saranno sottoposte al vagone del giudice. La posizione della procura, delineata nell’atto di chiusura delle indagini, delinea un quadro accusatorio preciso, che rinuncia a una qualifica per concentrarsi sugli altri elementi a carico, ritenuti già di per sé capaci di supportare una pesante condanna per il giovane muratore, attualmente in carcere in attesa del giudizio.




