Trump torna alla Casa Bianca, l'Europa si interroga sulla tenuta del fronte ucraino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina, che ha ormai superato in durata il tremendo conflitto mondiale vissuto dall'Italia nel secolo scorso, continua a mietere vittime sotto una pioggia di missili, circa milleduecento al giorno, che colpiscono senza distinzione. Un orrore, quello documentato dalle inchieste internazionali, che include stragi di civili, torture e la deportazione forzata di almeno ventimila minori, crimine per il quale la Corte penale internazionale ha spiccato un mandato di cattura contro Vladimir Putin. Mentre il panorama si fa più cupo, l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti getta una lunga ombra sulle strategie di sostegno a Kiev, costringendo le capitali europee a un brusco risveglio.

Il nodo della dipendenza strategica da Washington

L'intervista all'europarlamentare Camilla Laureti, vicepresidente del gruppo S&D, delinea con chiarezza la percezione di isolamento che serpeggia a Bruxelles. «L'Europa è ormai sola a difendere le ragioni dell'Ucraina», afferma, sottolineando come l'Unione si trovi a essere l'unica entità a presidiare con fermezza il diritto internazionale violato dall'aggressione russa. In questo contesto, secondo la parlamentare, l'Italia dovrebbe radicarsi senza esitazioni in questa posizione, evitando ambiguità pericolose. La critica al governo Meloni è diretta: «Continueremo a incalzarlo, perché affidarsi a Trump significa, nei fatti, affidarsi a Putin», una conclusione che traccia un solco netto nella lettura delle alleanze transatlantiche ridisegnate dalle urne americane.

Le illusioni di pace e la risposta di Mosca

Né le recenti iniziative diplomatiche hanno sortito effetti, confermando i timori più pessimisti. Il cosiddetto piano di pace, rielaborato da un gruppo di leader europei guidati da Ursula von der Leyen e appoggiato dal primo ministro britannico Keir Starmer – il quale ha recentemente sollecitato i suoi cittadini a prepararsi all'eventualità di perdite in uno scontro diretto con la Russia – è stato respinto in blocco dal Cremlino. Una risposta scontata, come sottolineano molti osservatori, che dimostra l'inanità di certi tentativi negoziali mentre sul campo continuano i deliri di una guerra combattuta anche lontano dal fronte, come dimostra la tragica strage avvenuta durante la festa ebraica di Hanukkah a Bondi Beach.

L'analisi e lo scenario di incertezza

La complessità del momento è esaminata da voci autorevoli come quella dello storico Ernesto Galli della Loggia, il quale, in un suo intervento, si è spinto a definire la posizione di Trump come frutto di pazzia o di ricatto, escludendo l'esistenza di una terza via praticabile. Questa diagnosi drastica, seppur opinabile, fotografa il senso di smarrimento e di apprensione che attraversa il Vecchio Continente, chiamato a ponderare le proprie mosse in uno scacchiere globale dove i tradizionali ancoraggi sembrano venir meno. La sfida, ora, è trovare una voce comune e una strategia coerente, mentre la macchina da guerra russa non accenna a fermarsi e il futuro del sostegno occidentale a Kiev appare sempre più nebuloso.

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