Trump e la guerra dei dazi: «L’Europa ci deve soldi, le tariffe sono una medicina»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i mercati finanziari tremano e Wall Street chiude in rosso, Donald Trump non sembra preoccuparsene più di tanto. Anzi, mentre i titoli crollano, il presidente americano trova il tempo per una partita a golf, come documentato dal Wall Street Journal in un servizio che accosta il caos economico globale alla sua apparente indifferenza. «A volte bisogna prendere farmaci per curarsi», ha dichiarato Trump, paragonando i dazi a una terapia necessaria, seppur dolorosa.

La sua linea è chiara: l’Europa e l’Asia, che hanno beneficiato per anni degli scambi commerciali con gli Stati Uniti, ora devono pagare. «Hanno fatto una fortuna con noi», ha ribadito, respingendo l’ipotesi di un accordo a dazi zero come suggerito da Elon Musk. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: se i leader stranieri vogliono negoziare, sanno dove trovarlo. Ma la concessione di condizioni troppo favorevoli, secondo lui, non è contemplabile.

Intanto, però, la strategia protezionista comincia a mostrare crepe anche in casa repubblicana. Il crollo delle Borse ha scatenato proteste e allarmi tra gli stessi sostenitori di Trump, in particolare tra i big della finanza. A gettare benzina sul fuoco è stato Jerome Powell, capo della Federal Reserve, che ha avvertito dei rischi per l’inflazione e la crescita economica. Ma il presidente, invece di frenare, continua a sostenere che i dazi siano l’unica strada per riequilibrare un sistema che, a suo dire, ha favorito troppo gli altri a scapito dell’America.

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