Trump pronto a nuove tariffe su decine di Paesi, scadenza imminente per i dazi al 10%

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si preparerebbe ad annunciare già questa settimana una nuova ondata di dazi destinata a colpire decine di Paesi, mentre la scadenza delle tariffe generalizzate al 10% si avvicina rapidamente. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita fonti informate sui piani dell'amministrazione, l'obiettivo sarebbe quello di sostituire le misure temporanee in scadenza con un sistema di dazi più strutturato e legalmente solido, basato su nuove indagini commerciali.

L'amministrazione sta correndo contro il tempo per evitare un vuoto normativo, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato il ricorso ai poteri d'emergenza utilizzati in precedenza da Trump per la sua offensiva commerciale.

La strategia per sostituire i dazi in scadenza

Il nodo centrale della questione risiede nella scadenza fissata per il 24 luglio, termine ultimo per i dazi addizionali del 10% che erano stati imposti come soluzione provvisoria a seguito della sentenza della Corte Suprema. La Corte, all'inizio dell'anno, aveva stabilito che il presidente non poteva utilizzare l'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per imporre dazi generalizzati, costringendo l'amministrazione a cercare una base giuridica alternativa.

Per evitare un'interruzione delle misure protezionistiche, la Casa Bianca ha fatto ricorso alla Section 122 del Trade Act del 1974, che consente dazi temporanei per un massimo di 150 giorni; termine che, appunto, scade venerdì.

La nuova base giuridica: la Section 301

Per rendere le tariffe più durature e difficili da contestare in tribunale, l'amministrazione Trump avrebbe individuato una strada percorribile attraverso la Section 301 del Trade Act del 1974, la stessa norma già utilizzata durante il primo mandato per la guerra commerciale contro la Cina. A differenza dei poteri d'emergenza, questa procedura richiede un'indagine formale e consultazioni pubbliche, ma una volta approvati, i dazi possono rimanere in vigore fino a quattro anni.

Secondo il quotidiano britannico, l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) avrebbe già concluso una prima indagine che accusa circa 60 Paesi di non contrastare adeguatamente il lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento. Su questa base, sarebbero stati proposti dazi del 10% per 16 Paesi e del 12,5% per altri 44, aliquote sostanzialmente analoghe o leggermente superiori a quelle in scadenza, in modo da garantire una continuità nel gettito fiscale e nella pressione commerciale.

La fibrillazione per l'economia interna

Non mancano, tuttavia, le voci contrarie all'interno della stessa amministrazione. Secondo il Financial Times, diversi consiglieri economici starebbero mettendo in guardia Trump dal rischio di innescare nuovi shock economici proprio in un momento delicato come quello delle imminenti elezioni di metà mandato. Un'impennata dei dazi, avvertono, potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi per le imprese e per i consumatori americani, alimentando pressioni inflazionistiche che rischierebbero di minare il consenso elettorale.

La strategia che sembra emergere, per bilanciare le esigenze protezionistiche con i timori economici, è quella di procedere per gradi: sostituire i dazi in scadenza con aliquote simili attraverso la Section 301 e solo successivamente valutare aumenti più consistenti, soprattutto nei confronti dei partner commerciali accusati di pratiche sleali.

Il caso Canada e l'escalation al 50%

In questo contesto di rinnovata offensiva commerciale, si inserisce l'annuncio di dazi aggiuntivi del 50% su una vasta gamma di merci provenienti dal Canada, una mossa che ha ulteriormente inasprito le tensioni tra i due paesi. Secondo un funzionario dell'amministrazione Trump, citato dalle agenzie, la decisione è una risposta al "trattamento discriminatorio" riservato dal Canada ai prodotti statunitensi, in particolare nei settori dell'automotive, dei latticini e delle bevande alcoliche.

Il provvedimento, che colpirebbe beni per un valore di circa 20 miliardi di dollari, andrebbe a incidere su prodotti che vanno dall'attrezzatura hockeistica agli indumenti invernali, fino a mobili e articoli per la casa, con un'applicazione che non farebbe eccezione per i beni coperti dall'USMCA.

Il primo ministro canadese Mark Carney, da parte sua, ha dichiarato che il paese è "pronto al dialogo" per risolvere la controversia, definendo i dazi come l'ultima di una serie di misure unilaterali che violano l'accordo commerciale, mentre il Canada si dice unito di fronte a quelle che definisce "minacce alla sovranità canadese".

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