La guerra di logoramento a Pokrovsk, tra le mappe e la propaganda
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Redazione Esteri
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Che Pokrovsk, snodo cruciale del Donetsk orientale i cui binari e strade collegano quel fronte al resto del Paese, sia diventato l'epicentro di una battaglia estenuante è un dato di fatto, sebbene le operazioni militari, complici anche le rigide condizioni climatiche che limitano l'impiego dei droni, procedano con una lentezza che contraddice le previsioni di una rapida capitolazione ucraina. L'Institute for the Study of War, istituto di analisi bellica con sede a Washington, sottolinea come i risultati ottenuti dalle forze russe, nonostante l'impegno di unità appartenenti ad almeno due armate combinate, siano piuttosto scarsi se paragonati alle aspettative iniziali. Se al 26 novembre il controllo russo si attestava sul 66% del territorio cittadino, le mappe operative suggeriscono un'avanzata che, proseguendo con questo ritmo, consentirebbe a Mosca di conquistare le restanti porzioni del Donetsk ancora in mano ucraina non prima del mese di agosto 2027, un orizzonte temporale che smentisce la narrazione di un'offensiva inarrestabile.
La doppia strategia del Cremlino
Parallelamente all'azione sul campo, il Cremlino persegue una strategia di informazione volta a costruire una percezione di vittoria inevitabile, la quale, stando alle analisi degli esperti, è "doppiamente costruita". Da un lato, si insiste sull'idea di una guerra ormai persa per Kiev, con l'obiettivo di minare il morale della popolazione e indebolire il sostegno internazionale; dall'altro, si diffonde una propaganda sofisticata che fa ricorso, tra le altre cose, a video deepfake. Questi materiali, che mostrano soldati ucraini in lacrime o disfatte inesistenti, rappresentano un tentativo di influenzare le menti, frustrando la resistenza e dipingendo un quadro distorto della realtà dei fatti.
L'analisi oltre la cortina di fumo
La narrazione di una corsa trionfale, dunque, si scontra con una verità operativa fatta di guadagni territoriali minimi e di un logoramento reciproco. L'avanzata russa, sebbene costante, procede con fatica e non può essere considerata scontata, mentre la guerra, per Kiev, non appare affatto perduta. Il think tank americano mette in guardia proprio da questa discrepanza, invitando a distinguere tra la lenta marcia delle truppe sul terreno e la campagna psicologica orchestrata per accelerare, con altri mezzi, un esito che le armi, da sole, non sono riuscite a produrre.
Uno sguardo sulla complessità del conflitto
La situazione a Pokrovsk, con le sue vie di comunicazione vitali, rimane il termometro più affidabile per misurare la temperatura reale del conflitto, lontano dalle semplificazioni. La resistenza ucraina, seppur sotto una pressione costante, continua a opporsi, mentre le proiezioni basate sui dati cartografici delineano uno scenario di lungo periodo, ben diverso da quello che la propaganda avversaria cerca di imporre. La battaglia, in definitiva, si combatte su due piani distinti ma ugualmente decisivi: quello fisico, fatto di trincee e posizioni, e quello psicologico, combattuto con armi immateriali ma non per questo meno insidiose.




