Maxibon, la denuncia di Altroconsumo: le edizioni speciali più piccole ma il 70% più care

Maxibon, la denuncia di Altroconsumo: le edizioni speciali più piccole ma il 70% più care
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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’aumento dei prezzi dei gelati confezionati, che hanno subito un rincaro medio del 40% negli ultimi cinque anni, è ormai un dato di fatto certificato dall'Istat e dall'analisi di Altroconsumo.

Tuttavia, a destare particolare stupore è il caso dei Maxibon nelle loro edizioni speciali: l'associazione dei consumatori ha scoperto che, pur mantenendo lo stesso nome e un prezzo al banco simile a quello del prodotto classico, il peso di questi gelati si è drasticamente ridotto, facendo schizzare il costo al chilo fino a superare i 24 euro, con un incremento che raggiunge il 70%.

Un fenomeno che si inserisce perfettamente nella pratica commerciale nota come shrinkflation, con la differenza che, in questo caso, la versione originale del prodotto resta invariata mentre sono le varianti "speciali" a nascondere l'aumento effettivo.

Maxibon, il peso delle "edizioni speciali" e il confronto con la versione classica

Mentre il Maxibon Classic mantiene il suo formato da 96 grammi per singolo gelato, le edizioni speciali analizzate da Altroconsumo presentano un peso compreso tra 56 e 61 grammi. Questi valori, come evidenzia l'associazione, si avvicinano molto di più a quelli della versione Mini, che pesa 51 grammi, che non all'originale.

Il problema emerge con chiarezza quando si confronta il prezzo al chilo: se il Classic viene venduto a 14,33 euro al chilo, il Maxibon The Specials Red Cheesecake arriva a 24,33 euro al chilo, segnando un rincaro del 70%. Simili scostamenti si registrano per il Coconut Paradise (+68%), il Choco Brownie (+62%) e la limited edition Stranger Things (+55%).

L'unica eccezione, segnalata da Altroconsumo, è rappresentata dalla nuova variante al pistacchio, il cui peso (92,4 grammi) e prezzo al chilo sono di poco superiori a quelli del Classic.

L'impennata generale dei prezzi dei gelati confezionati

Il caso dei Maxibon rappresenta un limite estremo, ma si inserisce in un contesto più ampio di rincari generalizzati che hanno investito l'intero comparto dei gelati confezionati. Secondo i dati Istat, elaborati da Altroconsumo, in cinque anni il prezzo medio di biscotti, cornetti e stecchi è salito del 39,6%, superando abbondantemente il tasso di inflazione degli altri generi alimentari. L'impennata più significativa si è verificata tra il 2022 e il 2023, con aumenti rispettivamente del 13% e del 16% su base annua.

Per alcuni prodotti della grande distribuzione, il rincaro al chilo ha raggiunto punte del 75%. Questa crescita è attribuita all'aumento dei costi di produzione, influenzati dalla crisi energetica, dalla logistica e dalla volatilità dei prezzi delle materie prime, a partire dal cacao.

Shrinkflation e strategie di prezzo tra i banchi frigo

Oltre ai rincari diretti, la shrinkflation, ovvero la riduzione del formato a parità di prezzo, ha giocato un ruolo significativo. Oltre ai Maxibon, anche altri prodotti iconici hanno ridotto la loro grammatura: il Magnum Classic è passato da 79 a 75 grammi, mentre la Coppa del Nonno da 72 a 65 grammi.

In alcuni casi, questa diminuzione del peso si accompagna a riformulazioni degli ingredienti, con la sostituzione del burro con grasso di cocco, un ingrediente meno costoso ma più ricco di grassi saturi, che non porta vantaggi nutrizionali. Altroconsumo sottolinea come, sebbene la shrinkflation contribuisca al rincaro effettivo, non sia l'unica causa dell'aumento straordinario dei prezzi; a pesare sono state anche le dinamiche di mercato post-crisi.

Per i consumatori, la difesa principale rimane la verifica del prezzo al chilo, spesso l'unico indicatore in grado di rivelare i rincari nascosti dalle confezioni.

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