Torre Annunziata sciolta per camorra, secondo commissariamento in quattro anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri ha messo la parola fine sull’esperienza dell’amministrazione guidata da Corrado Cuccurullo, sancendo per Torre Annunziata il secondo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata in appena quattro anni. La decisione, arrivata al termine della riunione del 4 giugno, era nell’aria da settimane o forse, azzardano alcuni osservatori sul campo, da quando il procuratore Nunzio Fragliasso decise di alzare il tiro nel giorno simbolo della demolizione di Palazzo Fienga, l’ex fortino del clan Gionta.

Davanti ai ministri Piantedosi e Salvini e al prefetto di Napoli, il magistrato aveva denunciato senza mezzi termini come ci fossero “ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”. Un’accusa pesante, quella del 5 maggio, che ha di fatto anticipato le motivazioni della relazione della commissione d’accesso voluta dal Viminale già nei primi giorni di gennaio.

La resa dei conti e le dimissioni del sindaco

La reazione di Cuccurullo, un sindaco “espressione della società civile” e docente universitario alla sua prima esperienza politica, non si è fatta attendere. A venti giorni di distanza da quelle dichiarazioni, che lui stesso aveva definito gravemente lesive per la comunità, il primo cittadino ha rassegnato dimissioni irrevocabili proprio il 25 maggio.

Ma il quadro politico era già collassato da prima: due giorni prima, l’intera giunta aveva rimesso le deleghe, chiedendo però a Cuccurullo di restare al timone per formare un esecutivo di soli tecnici nel tentativo di scongiurare la debacle. Un tentativo disperato di arginare una marea che sembrava inarrestabile, soprattutto dopo gli sviluppi giudiziari locali, tra cui un’inchiesta su una presunta “rimborsopoli” che aveva coinvolto due consiglieri.

Il precedente e il contesto campano

Torre Annunziata, che già aveva subito lo stesso provvedimento nel 2022, torna così sotto la gestione straordinaria dell’esecutivo. Il commissariamento per camorra, a differenza di quello per semplice crisi politica, implica un lungo periodo di gestione affidata a figure esterne e comporta l’incandidabilità per due turni elettorali per gli amministratori ritenuti responsabili delle infiltrazioni.

La città oplontina non è stata l’unica a subire il provvedimento nella seduta del Consiglio dei ministri di oggi: il governo ha deliberato lo scioglimento anche per il Comune di Sarno, in provincia di Salerno, per la medesima causa legata ai condizionamenti della criminalità. E proprio in quella sede è emerso lo strascico di un caso analogo accaduto poche settimane fa a Pagani, dove lo scioglimento è arrivato a ridosso della presentazione delle liste elettorali, costringendo alla sospensione delle elezioni.

La morsa delle inchieste nella piana del Sarno

Se a Torre Annunziata il simbolo della roccaforte criminale era Palazzo Fienga, abbattuto il 5 maggio sotto gli occhi delle telecamere nazionali, per Sarno il provvedimento rappresenta una doccia gelata per un territorio già segnato da tensioni politiche. Il Consiglio dei ministri ha raccolto le risultanze delle verifiche prefettizie, certificando come anche in quel contesto le relazioni tra politica e clan fossero diventate troppo strette per garantire il regolare funzionamento delle istituzioni.

Il quadro che emerge dalla Campania è quello di una regione dove la camorra tenta di riciclarsi attraverso le amministrazioni locali, un fenomeno che il governo ha scelto di colpire con la scure del commissariamento ripetuto, anche a costo di paralizzare per mesi la vita democratica delle cittadine coinvolte.

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