Omicidio Musiani, la procura ricostruisce il pestaggio. I quattro fermati restano in carcere e si proclamano innocenti
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Redazione Interno
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La decisione, attesa dopo l'interrogatorio di garanzia che si è tenuto in mattinata, è arrivata nel primo pomeriggio di ieri dal tribunale di Forlì.
Il giudice per l'udienza preliminare, Massimo De Paoli, ha accolto le richieste della procura di Ravenna – rappresentata dal pm Angela Scorza – convalidando il fermo e disponendo la custodia cautelare in carcere per i quattro giovani accusati dell'omicidio di Nicola Musiani, il 53enne (secondo alcune fonti 54enne) brutalmente aggredito la notte del 19 luglio scorso a Pinarella di Cervia e morto il 22 luglio all'ospedale Bufalini di Cesena a causa delle gravissime lesioni riportate.
La ricostruzione della notte e l'aggressione nel parcheggio
Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Ravenna e della compagnia di Cervia-Milano Marittima, hanno ricostruito la dinamica di quanto accaduto. La vittima, che viveva in un camper nel parcheggio di viale del Tritone, era stata aggredita con una violenza inaudita: l'accusa per i quattro fermati è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. L'aggressione sarebbe scaturita da un diverbio iniziale, innescato a quanto pare da un minorenne che avrebbe rivolto un insulto a Musiani all'uscita dalla vicina discoteca King.
La lite, momentaneamente rientrata, si è riaccesa intorno alle quattro del mattino: secondo quanto emerso, i quattro avrebbero raggiunto il parcheggio a bordo di una Fiat Punto grigia, per poi scatenare un pestaggio utilizzando calci, pugni, sassate e una bicicletta scagliata addosso all'uomo. Un nuovo video, registrato da una ragazza che si trovava in auto sul piazzale, ha documentato l'inizio della furia omicida, andando ad aggiungersi ai fotogrammi già acquisiti dalle telecamere di sorveglianza della zona.
Le difese e la strategia processuale
Davanti al giudice, tre dei quattro arrestati hanno negato ogni addebito, fornendo una versione dei fatti che si discosta nettamente da quella degli inquirenti. Conor Finn Long (19 anni, di origini irlandesi), Oussama Ragme (22 anni, residente a Meldola) e Bilal Mahboubi (23 anni, di Santa Sofia) hanno respinto le accuse, sostenendo di non aver partecipato al pestaggio e di essere stati presenti sul posto solo per pochi istanti.
I loro legali, gli avvocati Elia Valentini e Serena Sansavini, hanno dichiarato che i giovani hanno fornito al magistrato una serie di nominativi di testimoni, che sarebbero in grado di scagionarli, sostenendo che sul piazzale quella notte erano presenti numerosi altri gruppi di ragazzi.
In particolare, la difesa ha cercato di ridimensionare anche il tentativo di fuga in Marocco da parte di Long e Ragme – uno degli elementi che avevano convinto la procura a chiedere la custodia cautelare – definendolo non come una fuga, ma come un gesto dettato dalla paura, al termine del quale i due erano comunque tornati in Italia con l'intenzione di costituirsi. Il quarto indagato, Houssam Abir (22 anni, residente a Forlì), si è invece avvalso della facoltà di non rispondere.
Le indagini e la posizione del Comune
Le indagini dei carabinieri sono state particolarmente complesse: partendo da alcuni video che mostravano la violenza ma non i volti degli aggressori, gli investigatori sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dei sospettati attraverso un minuzioso lavoro di analisi di decine di telecamere di videosorveglianza, incrociando i dati con testimonianze, pedinamenti e intercettazioni.
Oltre ai quattro fermati, la procura sta valutando la posizione di un quinto maggiorenne, mentre un minorenne è già stato segnalato alla procura dei minori di Bologna. Il sindaco di Cervia, Mirko Boschetti, ha espresso cordoglio per la famiglia e ha annunciato che il Comune intende costituirsi parte civile nel procedimento penale.
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