L'intelligenza artificiale e il rischio concreto per il lavoro dei giovani
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Redazione Economia
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Trovare un'occupazione stabile dopo il percorso di studi si sta rivelando un'impresa sempre più ardua, un dato di fatto che, se da un lato riflette congiunture economiche non sempre favorevoli, dall'altro svela un ostacolo di natura profondamente diversa e tecnologica. Le nuove generazioni, infatti, si affacciano su un mercato del lavoro che sta subendo una trasformazione radicale, la quale, pur promettendo efficienze inedite, minaccia di erodere proprio quelle opportunità di ingresso che sono tradizionalmente riservate ai neodiplomati e ai neolaureati. Questo cambiamento epocale, che sta ridefinendo le vite e le professioni di tutti i giorni, è guidato dall'ascesa inarrestabile dell'intelligenza artificiale, la quale, inserendosi nei processi aziendali più disparati, sta cominciando a sostituire compiti che un tempo erano appannaggio esclusivo degli esseri umani.
Le cifre di un cambiamento epocale
Le dinamiche in atto trovano una conferma lampante nelle statistiche statunitensi, dove le aziende, fra gennaio e settembre di quest'anno, hanno annunciato piani di assunzione per appena 204 mila persone, una cifra che non si registrava dal 2009, e licenziamenti che sfiorano la soglia del milione, il numero più alto dall'inizio del decennio. Questi dati, che da soli tracciano un quadro preoccupante, non sono il frutto di una semplice fluttuazione economica, bensì sembrano essere l'effetto diretto di una strategia aziendale sempre più orientata verso l'automazione. Una filosofia ben esemplificata dalla comunicazione interna di Toby Lutke, amministratore delegato della piattaforma e-commerce Shopify, il quale ha dichiarato ai suoi manager che, prima di richiedere nuove assunzioni, avrebbero dovuto dimostrare l'impossibilità di raggiungere gli stessi obiettivi servendosi proprio dell'intelligenza artificiale.
I piani aziendali e lo snellimento degli organici
Un approccio che, a ben vedere, non è affatto isolato, come dimostra il caso di Amazon, la quale ha reso noto un piano di tagli che potrebbe coinvolgere fino a trentamila posizioni, con un focus particolare su ruoli corporate e manager intermedi. L'azienda, che giustifica l'operazione con la necessità di snellire la burocrazia e ridurre la complessità organizzativa, intende dirottare le risorse così liberate verso investimenti strategici in automazione e, appunto, in intelligenza artificiale. Una mossa che, se da un lato mira a preservare la competitività sul lungo periodo, dall'altro lascia intendere come molti di quei ruoli, una volta considerati sicuri, potrebbero non essere più recuperati, aprendo così la strada a quello che alcuni analisti hanno iniziato a definire, con un termine quanto mai espressivo, "jobapocalypse".
La trasformazione della gestione delle risorse umane
Questa transizione tecnologica sta inoltre ridefinendo il modo in cui le aziende gestiscono il proprio personale, spingendo le funzioni delle risorse umane verso una digitalizzazione spinta. L'Intelligenza Artificiale, che si sta facendo strada nella selezione, nella valutazione e nella gestione dei dipendenti, lancia sfide inedite al management, il quale non solo deve attrarre talenti in grado di padroneggiare i nuovi strumenti, ma deve anche far fronte a un panorama di aspettative completamente mutato. Il 2025 si sta dunque configurando come un anno di svolta, segnato da una profonda riconfigurazione degli assetti lavorativi, i cui effetti a lungo termine sono ancora tutti da decifrare, ma che già oggi impongono una riflessione sulla distribuzione dei benefici derivanti dall'innovazione.




