Il rischio jobapocalypse e l'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro dei giovani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Trovare una collocazione professionale dopo il percorso di studi, che sia esso universitario o di altro genere, si sta rivelando un'impresa sempre più ardua, la quale, secondo alcune analisi di settore, costringerà le nuove generazioni ad affrontare ostacoli di natura inedita prima di un concreto inserimento nel mercato del lavoro. Questo scenario, definito da alcuni con il termine di "jobapocalypse", sta prendendo forma perché le intelligenze artificiali, le quali hanno progressivamente conquistato uno spazio rilevante nella nostra società, stanno trasformando in modo radicale la vita quotidiana e, soprattutto, le dinamiche lavorative. L'epoca che stiamo vivendo è infatti caratterizzata da cambiamenti profondi, dove il lavoro non rappresenta più una condizione stabile bensì un ecosistema in perenne e rapida evoluzione.

I fattori di un cambiamento epocale

All'automazione e all'intelligenza artificiale, che sono i motori primari di questa transizione, si uniscono altre forze non meno significative: la crisi climatica, lo sviluppo di tecnologie immersive e l'evoluzione delle abitudini di consumo, le quali stanno collettivamente riscrivendo le regole del gioco. A queste, poi, si aggiungono le complessità introdotte dalla globalizzazione, dalle sfide demografiche e dalla diffusione di modelli come il lavoro da remoto e il nomadismo digitale, i quali frammentano ulteriormente il panorama tradizionale. La domanda centrale, di fronte a un simile sconvolgimento, diventa quindi chi beneficerà di questi avanzamenti: se i lavoratori stessi oppure chi, per sua natura, vive di rendita.

I casi concreti e le riorganizzazioni aziendali

Un esempio concreto di questa tendenza arriva dall'annuncio di un colosso come Amazon, che ha reso noto un piano di riduzione dell'organico fino a trentamila posizioni negli uffici, un taglio che va a interessare un organico globale di circa un milione e cinquecentocinquantamila dipendenti. La riduzione, come si evince dalle dichiarazioni, colpisce in modo particolare i ruoli cosiddetti corporate, spaziando dalle risorse umane alla pubblicità, dal cloud ai manager intermedi; l'azienda motiva questa scelta, di una certa portata, con l'esigenza di "snellire la burocrazia", ridurre la complessità organizzativa e, non da ultimo, liberare risorse da destinare a investimenti strategici, con un focus specifico proprio sull'automazione e le intelligenze artificiali.

Le analisi e i ruoli più esposti

Questa ondata di licenziamenti, che negli Stati Uniti sta colpendo in misura preponderante i cosiddetti "white-collar jobs", ovvero i lavori d'ufficio, viene analizzata da esperti come l'ex rettore dell'Università di Trento, il quale mette in guardia sui rischi che corrono tutti i ruoli amministrativi. "In generale in tutte le funzioni amministrative", ha sottolineato, "esiste il rischio di sostituzione di personale umano da parte dell'Ia". La riflessione che ne consegue, e che investe il sistema educativo e formativo nel suo complesso, è profonda e riguarda le conoscenze necessarie per il futuro: se l'intelligenza artificiale possiede ormai un ventaglio sterminato di informazioni e competenze, cosa è veramente indispensabile che un essere umano sappia? È una questione che rimane aperta, mentre i processi di trasformazione digitale continuano la loro corsa, ridefinendo i confini tra mansioni umane e quelle automatizzabili.

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