Han Kang, un Nobel alla fragilità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il dialogo con il proprio corpo, una relazione solo apparentemente intima che all’improvviso rivela una perfetta estraneità, è uno dei temi centrali nella narrativa di Han Kang. La scrittrice sudcoreana, nota soprattutto per "La vegetariana" (2007, Adelphi 2016), ha ricevuto ieri il premio Nobel per la letteratura, diventando la prima autrice del suo paese a ottenere questo riconoscimento. La sua scrittura, caratterizzata da un lirismo discreto e misurato, si distingue per immagini poetiche spiazzanti ed enigmatiche, condotte da una voce dolente e indomita.
Le ferite della psiche, ricucibili attraverso il tentativo di esprimere l’Io con i mezzi della scrittura, sono un altro elemento fondante della narrativa di Han Kang. La sua opera è un corteo di primati: è stata la prima a ricevere il Booker nel 2016, rilanciando la letteratura coreana scritta dalle donne, che già contava un altro titolo significativo, "Prenditi cura di lei" di Shin Kyung-sook. All’ingresso della principale libreria di Seoul, il Kyobo, per anni sono stati esposti i ritratti degli scrittori stranieri vincitori del Nobel, ma uno spazio è sempre stato lasciato vuoto, destinato al primo autore coreano che lo avrebbe ottenuto. Questo spazio ora ha un nome: Han Kang.
La scrittura di Han Kang è un dialogo continuo con il dolore e la fragilità, temi che permeano le sue opere e che le hanno valso il riconoscimento dell’Accademia di Svezia. La sua penna, paragonabile a un bisturi, incide con precisione le ferite dell’anima, rivelando una realtà spesso nascosta e difficile da affrontare. La sua voce, pur nella sua apparente freddezza, riesce a trasmettere una profondità emotiva che colpisce il lettore, portandolo a riflettere sulla propria esistenza e sulle proprie relazioni.
Han Kang, con la sua scrittura, ha saputo superare i confini delle lingue parlate in occidente, un’impresa rara per un autore dell’estremo oriente. Negli ultimi trentacinque anni, solo altri due scrittori, il cinese Mo Yan e il giapponese Oe Kenzaburo, hanno ottenuto lo stesso riconoscimento. L’altro cinese premiato, Gao Xingjian, vive a Parigi e scrive da tempo in francese.




