Byd Dolphin G Dm-i, la plug-in che sfida le compatte europee parte da 23.640 euro
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Redazione Economia
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Milano. Mentre il dibattito sulla mobilità del futuro continua a polarizzarsi tra elettrico puro e termico tradizionale, c’è chi ha deciso di infilarsi nel varco. La nuova Byd Dolphin G Dm-i, arrivata ufficialmente in Italia con consegne immediate, rappresenta il tentativo – per nulla timido – del colosso cinese di ridefinire le regole del gioco nel segmento B, quello delle utilitarie per intenderci, senza però chiedere al guidatore di fare i conti con l’ansia da ricarica.
La casa automobilistica, attraverso la voce della sua executive vice president Stella Li, parla chiaro: l’obiettivo è sovvertire le aspettative che i clienti ripongono in una compatta nell’era dell’elettrificazione. E lo fa con una formula che unisce la tecnologia ibrida plug-in (la cosiddetta Super Hybrid Dual Mode) a un prezzo d’attacco particolarmente aggressivo, considerando la congiuntura attuale dei listini.
Prezzi e allestimenti: la gamma italiana
Se si vuole parlare di numeri, e nel mondo dell’auto sono quelli che contano, partiamo dalla cassa. La Byd Dolphin G Dm-i è già ordinabile in quattro allestimenti – Active, Boost, Comfort e Sport – con una forbice che oscilla tra i 23.640 euro della versione Active in prezzo di lancio (24.790 quello standard) e i 30.790 del top di gamma Sport.
Una strategia, quella del prezzo promozionale di lancio, che mira a posizionare la vettura ben al di sotto della soglia psicologica dei 25 mila euro per la versione d’ingresso, un terreno di caccia dove le rivali a benzina o mild hybrid devono ancora preoccuparsi della concorrenza asiatica.
Tecnologia e autonomia: oltre 1.000 km senza pensieri
Ma è sotto il cofano, o meglio nell’architettura della vettura, che si gioca la vera partita. Lunga 4,16 metri e con un passo di 2,61 metri – superiore, come sottolinea l’azienda, a quello di molte concorrenti a trazione convenzionale – la Dolphin G Dm-i offre un bagagliaio da 425 litri. Ciò che però sorprende davvero, almeno sulla carta, è l’autonomia: il sistema ibrido, che abbina un quattro cilindri 1.
5 a un’unità elettrica anteriore da 163 Cv, dichiara fino a 105 km di marcia in solo elettrico per le versioni Boost, Comfort e Sport (grazie alla batteria Blade da 18,3 kWh) e un’autonomia complessiva, tra pieno di benzina e batteria carica, che tocca quota 1.040 km. La versione Active, dotata di una batteria più piccola da 7,42 kWh, si ferma invece a 40 km di autonomia elettrica, mantenendo comunque un raggio d’azione totale di oltre 1.000 km.
Numeri che, se confermati dal test su strada, rappresentano una boccata d’ossigeno per chi teme di restare a piedi lontano dalle colonnine, pur potendo usufruire del passaporto verde nei centri urbani.
Infotainment e ricarica: la doppia anima digitale
All’interno, la filosofia del costruttore cinese cerca di coniugare la modernità tecnologica con la praticità di un’auto pensata per la famiglia europea. A bordo troviamo un quadro strumenti digitale da 8,8 pollici e un display centrale per l’infotainment che può arrivare fino a 12,8 pollici sugli allestimenti superiori, con integrazione completa dei servizi Google e interfaccia intuitiva. Un dettaglio, quest’ultimo, che la dice lunga sul target: non più solo appassionati di tecnologia, ma un pubblico generalista che cerca comodità.
Interessante anche la dotazione relativa alla ricarica: se la Active si accontenta di un caricatore da 3,3 kW, le versioni superiori montano un caricatore da 6,6 kW e, novità assoluta nel segmento per una ibrida, abilitano la ricarica in corrente continua fino a 39 kW. Con questa potenza, la sosta per passare dal 10% all’80% della batteria si riduce a soli 26 minuti. Insomma, una vettura che, almeno nelle dichiarazioni, cerca di togliersi ogni scusa di dosso al guidatore indeciso tra vecchia e nuova mobilità.




