Funerale di Mladic, l’Ue: la Serbia si allontana dai valori europei

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il funerale di Mladic a Belgrado e la presenza di alcuni alti funzionari serbi hanno provocato una dura reazione dell’Unione europea, che considera quanto accaduto incompatibile con i valori alla base del percorso della Serbia verso la Ue. I vertici europei hanno definito «scioccanti» le immagini della cerimonia dedicata a Ratko Mladić e «profondamente deplorevoli» gli elementi di sostegno ufficiale emersi durante il funerale. Nel richiamare la posizione di Bruxelles, è stato ricordato che Mladić era un criminale di guerra condannato e che stava scontando una pena detentiva a vita per il genocidio di Srebrenica e per altri crimini.

Funerale di Mladic, la condanna dell’Ue e il richiamo alla Serbia

La reazione europea si concentra in particolare sul significato politico attribuito agli onori tributati a Mladić e alla partecipazione di rappresentanti serbi. Secondo i vertici dell’Ue, queste immagini mostrano «l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa» e contraddicono i principi sui quali si fonda il cammino della Serbia verso l’Unione. La presa di posizione ribadisce anche la natura delle condanne pronunciate nei confronti di Mladić, indicato come responsabile di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il giudizio espresso da Bruxelles lega quindi direttamente quanto avvenuto al funerale alla questione del percorso europeo serbo.

Alle parole di condanna si sono aggiunti gli interventi dei massimi vertici delle istituzioni europee. Ursula von der Leyen e Antonio Costa hanno diffuso comunicati di disapprovazione nei confronti di quelli definiti «funerali da eroe», sottolineando che simili manifestazioni sono contrarie al percorso europeo della Serbia. Il punto sollevato dall’Unione non riguarda soltanto lo svolgimento della cerimonia, ma anche il sostegno ufficiale e la presenza di esponenti di alto livello. È proprio questa dimensione istituzionale ad aver alimentato la reazione europea, insieme al richiamo alle responsabilità per cui Mladić era stato condannato.

La Bosnia riduce il personale dell’ambasciata a Belgrado

Le conseguenze degli eventi successivi alla morte e al funerale di Ratko Mladić hanno coinvolto anche i rapporti tra Bosnia-Erzegovina e Serbia. Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković ha annunciato il ritiro della maggior parte del personale dell’ambasciata della Bosnia-Erzegovina a Belgrado, dichiarando l’intenzione di ridurre al minimo le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. La decisione è stata collegata agli eventi e alle dichiarazioni che hanno seguito la morte di Mladić. In conferenza stampa, Konaković ha spiegato che saranno ritirati tutti i dipendenti che ricadono sotto la sua giurisdizione, mentre l’ambasciatore e il console resteranno al loro posto.

La permanenza dell’ambasciatore e del console dipende dal fatto che entrambi sono nominati dalla Presidenza della Bosnia-Erzegovina e non direttamente dal ministro degli Esteri. Konaković ha espresso una posizione ancora più netta affermando che, se ne avesse la possibilità, interromperebbe le relazioni diplomatiche. Il ritiro di gran parte del personale dell’ambasciata rappresenta quindi la misura annunciata dalle autorità bosniache dopo quanto accaduto a Belgrado. La scelta si inserisce nello stesso contesto che ha determinato la condanna dell’Unione europea, con l’attenzione concentrata sugli onori riservati a Mladić e sulle dichiarazioni seguite alla sua morte.

Il nodo degli onori a Mladic nel percorso europeo serbo

Nel giudizio espresso dalle istituzioni europee, il funerale di Mladic assume un rilievo che va oltre la cerimonia stessa perché viene messo in relazione con i valori richiesti nel percorso della Serbia verso l’Ue. Bruxelles ha insistito sulla necessità di confrontarsi con la storia recente europea, ricordando ancora una volta le condanne per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La presenza di alti funzionari serbi e gli elementi di sostegno ufficiale sono stati indicati tra gli aspetti più contestati. Parallelamente, la decisione bosniaca di ridurre la propria presenza diplomatica a Belgrado mostra come gli eventi legati alla morte e al funerale di Mladić abbiano avuto conseguenze anche nei rapporti istituzionali tra Bosnia-Erzegovina e Serbia.

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