Ex Ilva, Fiom: "Il governo non dà le garanzie che chiediamo"
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Redazione Interno
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"Dall’incontro di lunedì 9 giugno è emerso che il governo non dà le garanzie che chiediamo ormai da tempo". A ribadirlo è Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, che torna a puntare il dito contro l’esecutivo per la mancanza di risposte concrete sul futuro dell’ex Ilva. "L’unico modo per risolvere strutturalmente il problema delle risorse", sostiene, "è che lo Stato gestisca direttamente l’azienda in questa fase di ripartenza e di emergenza, mettendo in campo gli investimenti necessari per garantire continuità produttiva, decarbonizzazione, occupazione e tutela ambientale".
Ma statalizzare Acciaierie d’Italia, il polo siderurgico più grande d’Europa – da anni in crisi e ora in amministrazione straordinaria – sembra fuori discussione. I sindacati, che ieri si attendevano un passo avanti, hanno dovuto accontentarsi di promesse vaghe, tra cui quella di un nuovo decreto. "Si parla di nuove risorse", osserva Gherardo Zei, vicepresidente di Federmanager, "ma senza specificare né importi né tempi". L’unica certezza, per ora, è che i fondi ci saranno "fino all’accordo di programma e all’Aia, per portare a termine la vendita".
Intanto, mentre il governo cerca di sbloccare la situazione, riaffiora l’ipotesi di un ritorno in corsa del fondo statunitense Bedrock, dopo il recente stallo nei negoziati con gli azeri. La missione negli Usa, però, non basta a placare le preoccupazioni dei lavoratori, che vedono scivolare via un’occasione dopo l’altra. L’ennesima fumata nera arriva dall’incontro a Palazzo Chigi, dove i rappresentanti sindacali hanno trovato, ancora una volta, più incertezze che soluzioni.




