Il ritorno di Marcello Colafigli e la Banda della Magliana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marcello Colafigli, noto come "Marcellone", è un esempio emblematico di come il marchio della Banda della Magliana continui a vivere. Nonostante le gesta criminali degli anni Settanta e Ottanta siano finite, la fama della banda persiste, soprattutto tra coloro che sono rimasti e che sono più resistenti al "reinserimento sociale". Questa fama può essere utile per intraprendere nuove avventure illegali.

Il ritorno di Colafigli

A settant'anni, Colafigli è stato accusato di organizzare traffici di droga a livello internazionale. Questo ritorno alla criminalità è un destino comune a molti "ex" membri della Banda della Magliana.

La Fraschetta: un luogo di memoria

Il bar storico della Banda della Magliana, ora chiamato "La Fraschetta", è un luogo simbolico. Luca Pierro l'ha acquistato otto anni fa e ha trasformato la sala da biliardo e la sala da gioco in una cucina. Il muso di un maiale stampato sul muro nero accoglie i clienti, un ricordo del passato criminale del luogo.

Il nuovo cartello della droga

Nell'anno del Covid, il cartello colombiano ha trovato in Colafigli un emissario speciale per invadere Roma di droga. Conosciuto come "Bufalo" nel Romanzo criminale e ribattezzato "Ciccio" o "Zio" nella Capitale della malavita organizzata, Colafigli è uno degli ultimi boss della Banda della Magliana. La sua storia e quella della Banda della Magliana continuano a influenzare la criminalità a Roma.

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