Marcello Colafigli, l'ultimo boss della Banda della Magliana, arrestato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marcello Colafigli, noto come "Marcellone", è stato arrestato. A 70 anni, era l'ultimo membro attivo della Banda della Magliana, un'organizzazione criminale che aveva dominato Roma tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '90. Nonostante fosse in regime di semilibertà, Colafigli gestiva un'importante rete di traffico di droga, mantenendo rapporti con la 'ndrangheta, la camorra, la mafia foggiana e con gruppi albanesi inseriti in un cartello narcos sudamericano.

Il ritorno della Banda della Magliana

La Banda della Magliana si è risvegliata con gli elicotteri sopra le teste, riportando indietro nel tempo quando i futuri boss della famigerata "banda" abitavano queste parti. Marcello Colafigli, uno dei killer di Abbatino & Co., è di nuovo finito nelle maglie della legge, a settant’anni suonati.

L'operazione di arresto

I carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci e la Dda di Roma hanno notificato misure cautelari per 28 persone. Tra loro spicca la figura di Marcello Colafigli, che nonostante la sua età avanzata, continuava a gestire i traffici della Banda della Magliana.

Il ruolo di Colafigli nel traffico di droga

Nonostante fosse in regime di semilibertà, Colafigli gestiva la compravendita di grossi quantitativi di droga, con i broker spagnoli e colombiani. Era lui che, grazie alla sua posizione all'interno della Banda della Magliana, manteneva i rapporti con la 'ndrangheta, la camorra, la mafia foggiana e con albanesi inseriti in un cartello narcos sudamericano.

Il legame con la Banda della Magliana

Marcello Colafigli, detto Marcellone, 70 anni, era l'ultima scheggia della 'banda della Magliana', la gang che aveva soggiogato Roma tra la fine degli anni Settanta e fino agli inizi dei Novanta. Di lui si erano perse le tracce e in tanti avevano pensato che, come altri della banda, si godesse la pensione tra rottamazione, mitologia e interviste un po’ inventate. Marcellone, invece, aveva continuato a muoversi per l’Urbe a fari spenti, mettendo su un import di droga dalla Spagna e dalla Colombia e facendo affari con ‘ndrangheta, camorra, mafia foggiana e anche con gli albanesi.

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