Francia, Spagna, Argentina e Inghilterra: la legge del più forte è servita
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Redazione Sport
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La prima regola per vincere un Mondiale, si sa, è sopravvivere; la seconda, e forse la più sottile, è stabilire il come, ovvero quanta parte del proprio capitale fisico e mentale si è disposti a bruciare per arrivare in fondo.
In questo senso, la nazionale di Scaloni ha già un piccolo svantaggio da recuperare: le due vittorie ai supplementari contro Australia e Olanda hanno costretto l'Argentina a un'ora di gioco in più rispetto alla Francia, che invece nel suo cammino ha proceduto dritta per dritta, senza intoppi, concedendo al massimo al Paraguay il lusso di rosicchiare qualche minuto di recupero ma non certo la qualificazione.
La differenza, in termini di energie residue, si vede già nei numeri e si vedrà probabilmente sul prato di Atlanta e Dallas, dove le semifinali metteranno di fronte le quattro squadre più forti del pianeta secondo il ranking Fifa: Francia, Argentina, Spagna e Inghilterra, nell'ordine esatto in cui occupano le prime quattro posizioni.
Il Mondiale delle grandi: niente più sorprese
L'edizione statunitense del torneo, che pure ha regalato momenti di genuino entusiasmo e qualche scossone iniziale, sta restituendo un verdetto piuttosto ortodosso: è la prima volta nella storia dei Mondiali che le semifinali coincidono con i primi quattro posti del ranking mondiale, un dato che certifica come l'allargamento a quarantotto squadre non abbia intaccato il valore tecnico delle migliori, né tantomeno la loro capacità di emergere al momento decisivo.
Eppure, a guardare bene il percorso delle singole contendenti, si colgono differenze profonde nel modo di affrontare la fase a eliminazione diretta: la Francia ha costruito la sua semifinale con una solidità quasi noiosa, vincendo quattro partite su quattro nei tempi regolamentari e concedendo agli avversari solo briciole di speranza; la Spagna, dal canto suo, ha dovuto sudare contro il Brasile e l'Uruguay, ma ha trovato nel gioco di possesso e nella freschezza dei giovani la chiave per superare gli ostacoli.
Argentina: la mistica si è già consumata
Per l'Albiceleste, però, il conto è più salato. Il docufilm di questo torneo, che si potrebbe già montare con le immagini della sofferta vittoria per 3-2 su Capo Verde, della rimonta elettrizzante sull'Egitto e dell'esecuzione a lungo sospesa della Svizzera in dieci uomini, ha ormai consumato tutto il barile della mistica che da due anni accompagna la Selección.
Ogni partita è stata un'odissea, ogni gol una liberazione, e la sensazione che i giocatori di Scaloni abbiano già esaurito le energie nervose e muscolari è palpabile, tanto più se si considera che Lionel Messi, a quarant'anni compiuti, non può più reggere il peso di novanta minuti di alta intensità senza pagare dazio nei supplementari.
La domanda che aleggia tra gli addetti ai lavori, dunque, non è tanto se l'Argentina abbia il tasso tecnico per battere l'Inghilterra, quanto se abbia ancora le gambe per farlo, e se il cammino accidentato fin qui non abbia lasciato troppe cicatrici per affrontare una semifinale che si preannuncia fisicamente devastante.
Atlanta si prepara all'assedio: sicurezza massima per Inghilterra-Argentina
A rendere ancora più carica di tensione l'attesa per la semifinale tra Inghilterra e Argentina, in programma ad Atlanta, contribuiscono anche le misure di sicurezza straordinarie annunciate dalla polizia locale.
"Personale aggiuntivo è già in campo e sarà dislocato presso la sede dell'evento, le aree di intrattenimento e altre zone ad alta frequentazione per garantire un'esperienza sicura e piacevole per tutti", ha dichiarato il dipartimento di polizia di Atlanta, precisando che le azioni proattive decise sono volte a tutelare il pubblico, scoraggiare attività criminali e assicurare che residenti e visitatori possano godersi in sicurezza questo evento storico.
L'allarme, inevitabilmente, si riaccende per un match che evoca rivalità storiche e che, in uno scenario già di per sé infiammato dalla posta in palio, richiede un dispiegamento di forze senza precedenti.
Non è solo una partita di calcio, insomma, ma un crocevia di significati che travalicano il rettangolo verde, e la polizia di Atlanta lo sa bene: i timori per possibili scontri tra tifoserie e per atti di violenza isolati hanno spinto le autorità a blindare l'area intorno allo stadio e i principali punti di ritrovo della città, trasformando quella che doveva essere una festa in una operazione ad alto rischio.
Geopolitica e pallone: un tic incurabile
D'altronde, rivestire partite di pallone di significati geopolitici è un tic incurabile che accompagna ogni edizione del Mondiale, e stavolta il copione si presta più che mai a letture politiche: in campo scendono Mbappé e Macron, Rodri e Sanchez, e il simbolismo delle isole contese, in pace da decenni ma mai del tutto dimenticate, riaffiora prepotentemente nei commenti dei media internazionali.
La partita tra Francia e Spagna, in particolare, viene dipinta come la rivincita della storia, una sfida che va oltre il risultato e che chiama in causa identità nazionali e orgogli feriti, anche se poi, nel calcio che conta, tutto si riduce a un pallone che rotola sul prato e a undici giocatori che cercano di metterlo in porta più volte dell'avversario.
Quel che è certo, al netto di ogni sovrastruttura narrativa, è che le due semifinali rappresentano un banco di prova straordinario per verificare la tenuta dei progetti tecnici delle quattro nazionali: la Francia cerca la conferma del suo dominio, l'Argentina la consacrazione definitiva, la Spagna il ritorno ai fasti del passato e l'Inghilterra la riscossa dopo anni di promesse mancate.
Se è vero che il Mondiale lo vincono le difese e i centravanti, ma anche le gambe e le teste, allora il vantaggio della Francia è sotto gli occhi di tutti: i bleus hanno giocato un'ora in meno di supplementari rispetto all'Argentina e possono contare su una rosa talmente ampia da permettere a Deschamps di ruotare gli interpreti senza perdere in qualità.
Dall'altra parte del tabellone, invece, l'Inghilterra di Southgate ha costruito la sua semifinale su un equilibrio tra vecchia guardia e nuovi talenti, senza mai strafare ma senza mai soffrire più del necessario, un lusso che l'Argentina non si è potuta permettere in nessuna delle sue uscite.
E allora, mentre Atlanta e Dallas si preparano ad accogliere due partite che hanno il sapore delle finali, il mondo del calcio si interroga su un paradosso: le quattro squadre più forti del ranking sono arrivate dove dovevano arrivare, ma la strada per giungerci ha logorato alcune di loro più di altre, e questo potrebbe fare la differenza tra chi alzerà la coppa il 19 luglio e chi tornerà a casa con il rammarico di essersi fermato a un passo.




