Torino, eseguite diciotto misure cautelari per le violenze nei cortei pro Palestina: tra i destinatari cinque arresti domiciliari e volti noti del centro sociale Askatasuna
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Redazione Interno
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Sono scattate all’alba di giovedì 19 febbraio le diciotto misure cautelari, richieste dalla Procura e disposte dal gip del Tribunale di Torino, nei confronti di altrettanti militanti dell’area antagonista ritenuti responsabili, a vario Titolo e sulla base degli elementi raccolti durante le indagini, di una serie di reati commessi nel corso delle mobilitazioni a sostegno della popolazione palestinese e, in particolare, della Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria diretta a Gaza che lo scorso autunno era stata intercettata dalle forze israeliane -1-4. L’operazione, condotta dagli agenti della Digos guidati dalla dirigente Rita Fabretti, ha portato all’esecuzione di cinque arresti domiciliari, dodici obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora nel comune di Torino, colpendo undici uomini e sette donne -1-9.
Un’inchiesta che parte da lontano: dai binari di Porta Susa all’assalto alla sede de La Stampa
Il provvedimento cautelare rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa avviata dalla questura del capoluogo piemontese per fare luce su una sequenza di episodi violenti che, tra la fine di settembre e il mese di novembre del 2025, avevano messo a dura prova l’ordine pubblico cittadino. Gli inquirenti, coordinati dalla procura, hanno ricostruito nel dettaglio la dinamica degli scontri, partendo dall’occupazione dei binari della stazione di Porta Susa avvenuta il 24 settembre, quando circa settecento manifestanti avevano forzato un accesso bloccando per oltre un’ora la circolazione ferroviaria nel nord-ovest del Paese -5-9. Le contestazioni, che ipotizzano a vario titolo i reati di danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, si estendono poi all’irruzione all’interno del sedime aeroportuale di Caselle, dove una trentina di attivisti, dopo aver tagliato la recinzione, avevano provocato la sospensione dei voli per circa mezz’ora nella giornata del 2 ottobre -5.
Le Ogr e la “Italian Tech Week” nel mirino degli antagonisti
Un capitolo centrale dell’inchiesta riguarda quanto accaduto la sera dello stesso 2 ottobre e nei giorni immediatamente successivi all’interno delle Officine Grandi Riparazioni, dove era in corso l’allestimento per la “Italian Tech Week”, evento che vedeva tra i partecipanti annunciati il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen -5-8. Gli investigatori hanno accertato che alcuni manifestanti, dopo aver scavalcato e aperto i cancelli, avrebbero fatto irruzione nella struttura causando danni ingentissimi ad arredi, monitor e vetrate, per poi danneggiare anche quattro autovetture del gruppo Stellantis presenti nell’area. Le tensioni non si erano placate il giorno seguente, quando un gruppo di antagonisti aveva tentato nuovamente di forzare l’ingresso delle Ogr, venendo respinto dalle forze dell’ordine, per poi spostarsi davanti allo stabilimento Leonardo di corso Francia dove, in un crescendo di violenza, avevano dato vita a una sassaiola che causò il ferimento di sei operatori del Reparto Mobile, alcuni dei quali con prognosi fino a trenta giorni -5.
L’irruzione in Città Metropolitana durante il “No Meloni Day” e l’assalto a un quotidiano
Le misure cautelari notificate oggi dalla Digos fanno riferimento anche ad altri due episodi di particolare gravità verificatisi nei mesi successivi. Il 14 novembre, in occasione del cosiddetto “No Meloni Day”, un gruppo di manifestanti aveva tentato di fare irruzione nella sede della Città Metropolitana di Torino, cercando di accedere attraverso una porta carraia che conduce al garage e aggredendo il personale in tenuta antisommossa con calci, aste di bandiera e lanci di oggetti, tra cui un estintore e alcuni sellini di bicicletta, provocando ferite a nove operatori -5. L’ultimo episodio contestato risale al 28 novembre, quando a margine di un corteo indetto per una giornata di sciopero generale, venne presa d’assalto la sede del quotidiano La Stampa -5. In questo contesto, i cinque destinatari degli arresti domiciliari, tutti considerati volti noti dell’area antagonista e frequentatori del centro sociale Askatasuna, già sgomberato lo scorso 18 dicembre su disposizione dell’autorità giudiziaria proprio nell’ambito del medesimo filone d’inchiesta, si sono visti notificare il provvedimento restrittivo -2-6-10.
Perquisizioni informatiche e il supporto del Cosc
Parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari, gli agenti della Digos hanno dato corso a ventuno perquisizioni domiciliari, tre delle quali condotte con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica, al fine di acquisire elementi utili all’indagine e procedere all’analisi della documentazione informatica e dei supporti digitali in possesso degli indagati -1-5. L’operazione, che arriva a distanza di mesi dai fatti contestati, conferma la volontà della magistratura torinese di fare piena luce su una stagione di mobilitazioni che, pur vedendo la partecipazione pacifica di decine di migliaia di cittadini, era stata segnata da frange di violenza organizzata finita più volte al centro del dibattito cittadino e degli organi di informazione -3-7.




