Roma, il vino e l’acqua santa: l’ultimo viaggio di Bergoglio tra storia e contraddizioni
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Redazione Esteri
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Il motto popolare romano, «Mejo puzza’ de vino che de acqua santa», riaffiora in queste ore come un’eco lontana, quasi a segnare il confine tra sacro e profano che ha caratterizzato i giorni dei funerali di papa Francesco. Un contrasto che, sebbene possa apparire grezzo a qualche osservatore, riflette la duplice natura di un evento capace di unire spiritualità e mondanità, devozione e spettacolo.
Nelle strade della capitale, dove Bergoglio aveva scelto di compiere il suo ultimo viaggio dopo aver attraversato i confini del mondo, si è consumata una cerimonia che ha restituito a Roma, almeno per un giorno, il ruolo di Caput mundi. Tra selfie scattati frettolosamente davanti alla bara e immagini condivise in tempo reale, il rito funebre è diventato un fenomeno sociale prima ancora che religioso. Un’epoca incapace di fermarsi a riflettere ha trasformato persino il lutto in un contenuto da consumare, da commentare, da archiviare in fretta.
Sul sagrato di San Pietro, intanto, si è consumato un altro capitolo di quella che alcuni hanno già definito la “pax bergogliana”. Tra strette di mano sorvegliate e sorrisi misurati, i potenti della terra – da Trump a Macron – hanno reso omaggio a un uomo che, pur non essendo più tra loro, continuava a esercitare un’influenza tangibile. Quella bara di legno grezzo, apparentemente più piccola del normale, racchiudeva un’eredità ingombrante: quella di un pontefice che ha saputo mescolare abilmente spiritualità e diplomazia, provocazione e mediazione.
L’omelia del cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, ha poi aggiunto un tassello cruciale al dibattito sulla continuità del pontificato. Senza mai nominare esplicitamente il futuro conclave, il porporato ha tessuto un elogio delle battaglie di Francesco – dalla difesa dei migranti alla condanna della guerra – che suona come un monito per chi dovrà raccoglierne il testimone. Un messaggio preparatorio, quasi un testamento spirituale affidato a chi, tra quei cardinali, dovrà decidere se mantenere la rotta o cambiare direzione.




