A Gerusalemme est il «Solt»: previsti espropri su larga scala
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La registrazione dei terreni e delle proprietà palestinesi non riguarda solo la Cisgiordania occupata da Israele nel 1967 che, attraverso prevedibili espropri su larga scala, finirà per essere annessa allo Stato ebraico. Un provvedimento simile è già in atto a Gerusalemme Est, la parte araba della città ugualmente occupata 59 anni fa. E, in linea con le ultime decisioni del governo Netanyahu, ha avuto un’improvvisa accelerazione. L’ultimo trucco di Israele: «registrare» la terra palestinese per confiscarla.
Israele ha da sempre le idee chiare: assumere il controllo di tutta la Palestina storica, obiettivo perseguibile con strumenti diversi, affluenti di un unico fiume. Dopo il 7 ottobre 2023 il processo, nei decenni avanzato a velocità variabili a seconda delle condizioni interne e internazionali, ha accelerato come soltanto due volte nella sua storia, il 1948 e il 1967. Oggi, come in passato, avviene sotto lo sguardo inerte o complice della comunità internazionale. E la Cisgiordania, o meglio ciò che ne resta, ne è lo scalpo più ambito.
La macchina del catasto e l’abrogazione delle norme giordane
Il governo israeliano ha approvato domenica 15 febbraio la ripresa della registrazione fondiaria in Cisgiordania, soprattutto in Area C: la procedura con cui si stabiliscono i diritti di proprietà su un’area, si fissano confini, si decide chi è titolare di una particella e che cosa, invece, resta o diventa terra dello Stato -1. È un meccanismo che, nella pratica, può spostare terra palestinese dentro i confini israeliani. Si tratta di un passo inedito, il primo dal 1967, perché abolisce le norme giordane in vigore prima della guerra dei Sei Giorni, quelle che vietavano l’acquisto e la vendita da parte dello Stato di Israele di terreni palestinesi in determinate aree -1. A presentare la proposta, che di fatto istituisce un catasto ufficiale israeliano nei Territori, sono stati il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, quello della Giustizia Yariv Levin e il titolare della Difesa Israel Katz -3. Loro l’hanno definito un passo avanti verso la “certezza giuridica” sui terreni. Il pacchetto di norme, già passato al Gabinetto di sicurezza la settimana scorsa, prevede anche lo stanziamento di oltre 65 milioni di euro per i prossimi due anni, un fondo che servirà a sostenere il nuovo catasto e le procedure di insediamento dei coloni -1.
L’espansione verso est: il nodo di Gerusalemme e l’insediamento Adam
In pochi giorni, del resto, il governo israeliano ha prodotto due misure che potenzialmente estendono il controllo di Tel Aviv su vaste aree. Ieri è stato reso noto che il ministero delle Finanze e quello delle Politiche abitative hanno sottoscritto un accordo grazie al quale 2.780 unità residenziali andranno ad espandere la colonia di Adam, situata a poca distanza dal confine nord-orientale della municipalità di Gerusalemme. L’ong israeliana Peace Now ha denunciato che, con il pretesto di un nuovo insediamento, il governo sta portando avanti quella che ha definito una “annessione clandestina” -3. Secondo l’organizzazione, si tratterebbe della prima espansione di Gerusalemme dal 1967, in quanto le nuove case andrebbero a creare un quartiere che, pur ricadendo formalmente fuori dai limiti municipali della città, di fatto funzionerebbe come una sua propaggine, separata però dall’insediamento di Adam dalla strada principale che collega il checkpoint di Hizma con Mishor Adumim -9.
Le regole della proprietà e l’impatto sui palestinesi
La decisione di avviare il catasto riguarda l’Area C, che costituisce più del 60% della Cisgiordania e dove vivono circa 300mila palestinesi -3. La principale implicazione, come spiegano le stesse ong israeliane, è che il processo richiederà ai residenti di dimostrare la proprietà della terra a condizioni che spesso sono quasi impossibili da soddisfare. Molti documenti, si dice, potrebbero essere andati persi nel corso dei decenni o non essere riconosciuti dalle nuove autorità. In caso contrario, il terreno verrà automaticamente registrato a nome dello Stato. Per l’Autorità nazionale palestinese, che ha reagito con parole di dura condanna, si tratta di “un’annessione di fatto del territorio palestinese occupato e una dichiarazione di avvio di piani di annessione volti a consolidare l’occupazione attraverso attività di insediamento illegali” -1. Una valutazione condivisa da diversi paesi arabi e da organizzazioni internazionali, che vedono in questa mossa una chiara violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu che da decenni, senza troppa efficacia, chiedono a Israele di fermare la colonizzazione.




