Yulia Svyrydenko è la nuova premier ucraina, mentre la Slovacchia annuncia il suo sostegno alle sanzioni contro Mosca
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La guerra in Ucraina ha raggiunto il suo 1.241° giorno, un conflitto che continua a ridisegnare gli equilibri politici non solo a Kiev ma in tutta Europa. Yulia Svyrydenko, economista 39enne già vice primo ministro e ministra dell’Economia, è stata ufficialmente eletta dal parlamento ucraino come nuovo capo del governo, ricevendo 262 voti a favore contro 22 contrari e 26 astensioni. La sua nomina, proposta dal presidente Volodymyr Zelensky, segna un ulteriore passo nel rimpasto di governo più significativo dall’inizio dell’invasione russa.
Svyrydenko, che aveva assunto l’incarico di ministra dell’Economia nel novembre 2021 – appena tre mesi prima dello scoppio della guerra – si è trovata a gestire una delle crisi più drammatiche per il Paese, stretto tra la distruzione del conflitto e la necessità di mantenere in piedi un’economia sotto assedio. La sua esperienza, unita a un profilo considerato pragmatico e capace di dialogare con interlocutori internazionali, potrebbe spiegare la scelta di Zelensky, che punta a rafforzare l’efficienza dell’esecutivo in un momento critico.
Intanto, la risposta di Mosca alle dichiarazioni di Trump – che aveva espresso delusione per le azioni di Putin – non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribattuto invitando il presidente americano a «spingere Kiev al negoziato», ribadendo che «minacce non sono accettate». Una posizione che riflette la tensione crescente tra Washington e Mosca, mentre Trump, appena reinsediato alla Casa Bianca, si trova a gestire un dossier sempre più complesso.
Sul fronte europeo, la Slovacchia ha annunciato attraverso il premier Robert Fico che voterà a favore delle sanzioni contro la Russia, nonostante le divisioni interne che hanno caratterizzato la sua politica estera. Parallelamente, Germania e Regno Unito hanno siglato quello che è stato definito «il più importante accordo militare dalla fine della Seconda guerra mondiale», un patto che riaccende il dibattito sul possibile dispiegamento di truppe occidentali in Ucraina come forza di interposizione post-bellica.




