Putin e la Nato, l’intelligence Usa non esclude un attacco limitato contro un alleato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Secondo nuovi rapporti dell'intelligence statunitense citati dal Wall Street Journal, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe tentare di mettere alla prova la determinazione della Nato nei prossimi anni, ricorrendo a un attacco limitato contro un Paese alleato. Le valutazioni, che giungono in un momento di particolare tensione e carenza di risorse militari per gli Stati Uniti, delineano scenari che spaziano da un massiccio attacco informatico a una piccola incursione terrestre, fino a ipotizzare un'operazione militare circoscritta.

Una prospettiva, questa, che solo fino a pochi mesi fa veniva considerata improbabile dagli stessi analisti, i quali ritenevano che il Cremlino non avrebbe aperto un secondo fronte provocando direttamente l'Alleanza Atlantica mentre era ancora impegnato nel conflitto in Ucraina.

Il cambio di rotta dell’intelligence e le difficoltà di Putin

Il mutato giudizio degli apparati di sicurezza statunitensi è strettamente legato all'evolversi della situazione sul campo in Ucraina e alle crescenti pressioni interne che il presidente russo si trova ad affrontare. Le forze di Kiev, attraverso l'uso di droni e missili, stanno infliggendo danni sempre più significativi all'esercito russo e all'industria petrolifera del Paese, mentre le truppe di Mosca avanzano a rilento lungo il fronte, subendo perdite ingenti e senza riuscire a consolidare una vittoria decisiva.

Questa situazione di stallo, unita alla pressione politica interna per ottenere un successo, avrebbe spinto Mosca a riconsiderare la possibilità di azioni più aggressive contro gli alleati europei, nella convinzione che gli Stati Uniti, per varie ragioni, potrebbero non rispondere adeguatamente, causando una frattura definitiva all'interno dell'Alleanza.

La carenza di munizioni come fattore scatenante

Un elemento centrale che alimenta le preoccupazioni dei servizi segreti americani è la critica riduzione delle scorte di munizioni, un fattore che potrebbe essere interpretato da Putin come un'opportunità per testare la risolutezza occidentale.

I trasferimenti di armamenti all'Ucraina a seguito dell'invasione russa e l'impegno in Medio Oriente, con il conflitto in Iran ormai protrattosi per diversi mesi, hanno drasticamente ridotto le riserve strategiche di missili chiave come i 'Precision Strike Missile' a lungo raggio e gli 'Army Tactical Missile System' (Atacms), oltre ai missili terra-aria a corto raggio 'Stinger'.

Questa carenza di risorse, che limita il margine di manovra di Washington in caso di una nuova emergenza, rappresenterebbe per il Cremlino un'occasione per agire, approfittando di un momento di relativa debolezza militare degli Stati Uniti.

L’obiettivo strategico: mettere in crisi l’alleanza

L'obiettivo di un eventuale attacco limitato, secondo quanto riferito dai funzionari statunitensi, non sarebbe quello di scatenare un conflitto su larga scala con la Nato, bensì di metterne in discussione la credibilità e la coesione. L'incognita principale, come ha osservato Heather Conley, senior fellow presso l'American Enterprise Institute, riguarda proprio la risposta che darebbero gli Stati Uniti e i loro alleati di fronte a una provocazione di questo tipo.

La Russia, da sempre, persegue l'obiettivo di separare Washington dai suoi partner europei, e una risposta debole o titubante a un'incursione potrebbe avere ripercussioni devastanti per l'unità dell'Alleanza e per il principio stesso di difesa collettiva sancito dall'articolo 5 del Trattato Nato. Le continue violazioni dello spazio aereo della Romania e i casi di missili da crociera russi finiti in territorio polacco vengono già interpretati come segnali di questa volontà di sondare la determinazione della Nato.

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