Patrimonio delle famiglie italiane, in termini reali il valore è sceso del 2% in tredici anni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Se la ricchezza complessiva delle famiglie italiane, secondo i dati della Banca centrale europea elaborati dalla Fondazione Fiba di First Cisl, ha segnato un incremento del 20,6% tra il dicembre del 2012 e il giugno del 2025, quella che si delinea è tuttavia un'immagine solo apparentemente positiva. La crescita nominale, infatti, viene completamente erosa dall'andamento inflattivo, il quale, calcolato nello stesso periodo, porta a una perdita reale di circa il 2% del patrimonio. Questo significa, in altre parole, che le disponibilità finanziarie e immobiliari degli italiani, a fronte di un valore in euro più alto, hanno in realtà un potere d'acquisto inferiore rispetto a tredici anni fa, una situazione che fotografa una condizione economica stagnante nonostante gli sforzi e i risparmi di molti.
Uno scenario europeo che allontana l'Italia
Il divario emerge con chiarezza quando si posiziona il dato italiano all'interno del contesto continentale. La stessa analisi, che prende in esame le principali economie dell'area euro, rivela come la performance dell'Italia sia rimasta largamente al di sotto di quella dei suoi partner. Mentre la ricchezza familiare in Francia è cresciuta del 45,1% e in Germania ha addirittura più che raddoppiato, segnando un impressionante +108,2%, la media dell'intera zona euro si è attestata a un +66,2%. Tale discrepanza, che alcuni potrebbero considerare fisiologica, assume invece i contorni di un vero e proprio scarto strutturale, indicando come il Paese non sia riuscito a tenere il passo della ripresa e dello sviluppo registrati altrove, un ritardo che pesa sulle prospettive future.
L'aggravarsi delle disuguaglianze interne
La contrazione del patrimonio in termini reali non è l'unico segnale preoccupante che emerge dallo studio, il quale, anzi, evidenzia come questo fenomeno si accompagni a una concentrazione della ricchezza sempre più marcata. La distribuzione della ricchezza netta, stando ai numeri diffusi, appare fortemente polarizzata: se il 5% più abbiente della popolazione detiene quasi la metà del patrimonio totale, precisamente il 49,4%, la metà meno facoltosa degli italiani deve accontentarsi di una fetta pari appena al 7,4% della torta. Questa sproporzione, che si è andata accentuando nel periodo considerato, delinea i contorni di una società sempre più segnata da sperequazioni profonde, dove la distanza tra chi ha molto e chi ha poco continua ad allargarsi, minando la coesione sociale.
Le conseguenze sul tessuto economico e sociale
L'impoverimento reale delle famiglie, unito alla crescente divaricazione nella distribuzione della ricchezza, produce effetti tangibili sulla capacità di spesa e di risparmio dei cittadini, con ripercussioni che vanno al di là dei semplici bilanci domestici. Una minore solidità patrimoniale, come sottolineano gli analisti, riduce la resilienza delle persone di fronte a shock improvvisi, siano essi di natura economica, sanitaria o personale, rendendo più difficile far fronte a spese impreviste o a periodi di difficoltà. Inoltre, la contrazione del potere d'acquisto reale frena inevitabilmente i consumi interni, che rappresentano un motore fondamentale per la crescita, in un circolo vizioso che finisce per deprimere ulteriormente le prospettive di ripresa, mentre il divario con gli altri Paesi continua ad accentuarsi.




