Lucca, l'allarme della questura: "Attenzione alla truffa della ballerina su WhatsApp"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un messaggio, giunto all’improvviso da un contatto noto e perciò apparentemente innocuo, si sta rivelando l’anticamera di un vero e proprio saccheggio informatico, capace non solo di svuotare le tasche ma anche di appropriarsi dell’identità digitale delle vittime. La questura di Lucca, attraverso i propri canali social, ha diramato un avviso urgente per una truffa di phishing – ribattezzata “della ballerina” – che sta circolando con preoccupante velocità su WhatsApp, interessando in modo particolare i residenti della Lucchesia e della Piana, dove ormai si contano a decine le denunce depositate negli ultimi giorni presso gli uffici di Polizia.

Il meccanismo del raggiro

Il meccanismo d’ingresso, come spesso accade in queste trappole digitali, sfrutta la fiducia e la curiosità: il malcapitato riceve da un amico o un parente, il cui account è già stato compromesso, un invito a votare una presunta ballerina tramite un link. Quel collegamento ipertestuale, in realtà, è la porta d’accesso che consige ai truffatori di impossessarsi dell’intera utenza WhatsApp del malcapitato. Una volta ottenuto il controllo, i malfattori – agendo all’insaputa del legittimo proprietario, il quale si ritrova improvvisamente escluso dal proprio profilo – iniziano a propagare la medesima richiesta a tutti i contatti della rubrica, in una reazione a catena che amplifica esponenzialmente il raggio dell’attacco.

Dalla compromissione alla richiesta di denaro

La fase successiva del raggiro, quella che trasforma la violazione della privacy in un danno economico diretto, si concretizza poco dopo. Con l’account ormai in loro pugno, i criminali informatici non si limitano infatti a diffondere il link fraudolento; cominciano, con sfacciata disinvoltura, a inviare messaggi personali ai contatti della vittima, i quali, credendo di interagire con una persona di cui si fidano, si trovano a dover fronteggiare richieste di denaro più o meno urgenti e motivate. Una metodologia, questa, che unisce l’efficacia del phishing alla pericolosità del furto d’identità, sfruttando le relazioni personali come leva per estorcere soldi.

La diffusione capillare e le raccomandazioni

La rapidità con cui questo schema si sta diffondendo "a macchia d’olio", per usare le parole delle autorità, è il dato che più preoccupa gli investigatori, chiamati a gestire un flusso crescente di segnalazioni. L’allerta, perciò, non si limita a descrivere la minaccia ma contiene anche precise raccomandazioni preventive: si consiglia di diffidare di qualsiasi messaggio inatteso che contenga link, anche se proveniente da conoscenti, di verificare sempre attraverso un altro canale – una telefonata, ad esempio – la veridicità di una richiesta sospetta, e di non condividere mai codici di verifica a sei cifre, che spesso rappresentano l’ultimo anello della sicurezza. L’episodio, per molti versi, ricorda la dinamica di altri casi di cronaca nera legati al cybercrime, dove l’inchiesta giudiziaria si concentra nel risalire, attraverso complesse perizie informatiche, alla sorgente organizzativa di queste campagne fraudolente, spesso gestite da gruppi criminali transnazionali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.