Città di Castello, Asti e Foggia: il Fai di primavera apre i luoghi del segreto
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Redazione Interno
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È un meccanismo ormai consolidato, quello delle Giornate FAI di Primavera, che da trentaquattro edizioni a questa parte – e quest’anno, guarda caso, nel momento in cui il Fondo Ambiente Italiano celebra il proprio cinquantesimo anniversario – trasforma l’accesso al patrimonio culturale in una festa diffusa. La formula, collaudata in quattrocento città grazie alla macchina organizzativa dei volontari, si ripete puntuale anche per il 2026: sabato 21 e domenica 22 marzo, luoghi generalmente inaccessibili o poco valorizzati aprono le porte a un pubblico che, diversamente, non avrebbe modo di attraversarli. Tra questi, spiccano tre aperture che, per natura dei siti e per il contesto in cui si inseriscono, raccontano la varietà dell’approccio del FAI: a Città di Castello, dove il percorso si snoda nel cuore del centro storico tifernate; ad Asti, dove a spalancare i battenti è un luogo istituzionale per definizione, come la Questura; e a Foggia, inserita in un più ampio movimento di riscoperta che coinvolge l’intera provincia.
L’itinerario tifernate tra accademia e palazzi storici
A Città di Castello, il Gruppo FAI locale ha confezionato un itinerario che, concentrandosi nel cuore del centro storico, si propone di restituire al visitatore una prospettiva inedita su due architetture fondamentali. Si tratta di Palazzo Bufalini e del Teatro degli Illuminati, entrambi legati a doppio filo con l’antica Accademia degli Illuminati, quella che nei secoli passati rappresentò un vivace crocevia intellettuale. Percorrerli, in questa circostanza, significa coglierne non solo la stratificazione architettonica, ma anche quel legame sottile – fatto di affreschi, di volumi teatrali e di sale che hanno ascoltato dibattiti – che li tiene saldamente ancorati alla storia culturale della città umbra. È una chiave di lettura che il FAI, come spesso accade, mette in primo piano: quella di offrire una narrazione che, superando la semplice visita, illumina i nessi tra spazi apparentemente distanti.
La Questura di Asti si apre alla città
Più a nord, in Piemonte, la scelta operata dalla Questura di Asti – in collaborazione con gli organizzatori – introduce un elemento di novità rispetto ai tradizionali itinerari artistici. L’edificio che ospita gli uffici della Polizia di Stato, per il 21 e 22 marzo, viene infatti selezionato come luogo da aprire in via straordinaria, trasformando un sito normalmente precluso al pubblico in uno spazio di conoscenza. Sarà una chance preziosa, quella di varcare quella soglia, per chiunque desideri guardare con occhi diversi un pezzo di città poco valorizzato. A fare da guida, in questo contesto, saranno gli studenti del Liceo Classico Alfieri e del Liceo Scientifico Vercelli, formati dai loro docenti per agire come “Apprendisti Ciceroni”: una presenza, la loro, che sottolinea la vocazione educativa dell’operazione e che restituisce ai più giovani il compito di raccontare la complessità di un luogo ibrido, dove la funzione istituzionale incontra la storia dell’architettura cittadina.
Il cinquantenario e la mappa diffusa in Puglia
A Foggia, così come in provincia di Parma, l’appuntamento assume invece i toni della celebrazione diffusa, essendo parte di quel calendario nazionale che quest’anno coincide con il mezzo secolo di vita del FAI. L’evento nella città pugliese – così come si legge nelle note organizzative – si inquadra in un progetto più ampio di riscoperta dei beni culturali italiani, che coinvolge non solo i grandi centri ma anche i territori circostanti. Anche qui, il meccanismo è quello consolidato: l’impegno di migliaia di volontari, il coinvolgimento diretto dei cittadini e l’obiettivo di restituire dignità narrativa a luoghi che, altrimenti, rischierebbero di rimanere ai margini dell’attenzione collettiva. In questo caso, la specificità del Foggiano si esprime nella capacità di tessere una rete tra città e dintorni, sfruttando la spinta propulsiva di una ricorrenza importante come il cinquantenario per dare nuovo slancio a una manifestazione che, nella sua longevità, ha dimostrato di saper rinnovare il proprio impatto sociale e culturale.
Istruzioni per l’uso di un fine settimana diffuso
L’edizione del 2026, dunque, si presenta con il consueto affollamento di proposte, tutte accomunate dalla stessa tensione: quella di offrire al pubblico una chiave d’accesso diversa al patrimonio. A Città di Castello, con il filo rosso dell’Accademia degli Illuminati a collegare palazzo e teatro; ad Asti, con l’inedita apertura di un luogo istituzionale che gli studenti-ciceroni si incaricheranno di spiegare; a Foggia, e più in generale in Puglia, con una mobilitazione che trae ulteriore energia dal cinquantenario del FAI. La macchina organizzativa, in tutti i casi, si regge sul lavoro di volontari e apprendisti, figure che nel fine settimana del 21 e 22 marzo si faranno carico di accogliere i visitatori e di raccontare loro la storia stratificata di questi spazi. Che si tratti di un palazzo nobiliare, di un teatro storico o di un edificio delle forze dell’ordine, l’effetto è sempre lo stesso: per due giorni, il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è normalmente inaccessibile si assottiglia, lasciando emergere una narrazione fatta di dettagli e di prospettive inaspettate.




