Un girasole tra le macerie: Milano ricorda l’Ucraina a tre anni dall’inizio della guerra
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Redazione Interno
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Nei giardini del Bam, nel cuore di Milano, è stata inaugurata stamattina un’installazione simbolica: un girasole che svetta sopra una struttura che evoca le macerie della guerra. L’opera, voluta dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo, segna il terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022. Presenti all’evento il sindaco Giuseppe Sala, l’eurodeputato Gori, il console ucraino e il sottosegretario regionale Cattaneo. «Quest’opera – ha dichiarato Sala – è un invito a non voltare la faccia dall’altra parte, a non cedere alla mistificazione della realtà».
La scelta del girasole non è casuale: fiore nazionale dell’Ucraina, rappresenta la resistenza di un popolo che, nonostante i 1.089 giorni di conflitto, continua a lottare per la propria sopravvivenza e identità. Un simbolo che si contrappone alle immagini di distruzione che ancora emergono da città come Mariupol, nella regione di Donetsk, dove un’auto bruciata giace abbandonata davanti a un condominio appena restaurato. La città, strategicamente cruciale per la sua prossimità al Mar d’Azov, ha subito un assedio di quasi tre mesi durante le prime fasi della guerra, prima di cadere in mano alle forze russe nel maggio 2022. Prima del conflitto, Mariupol era nota per ospitare la più ampia popolazione di lingua russa nella regione orientale dell’Ucraina, un dettaglio che rende ancora più complessa la sua storia recente.
A Milano, come in altre città europee, l’anniversario del conflitto ha riacceso il dibattito politico e sociale. Le piazze si sono divise tra pacifisti, esponenti del Movimento 5 Stelle, democratici e liberal, ognuno con la propria visione su come affrontare la crisi. Se da un lato c’è chi invoca una soluzione diplomatica, dall’altro non mancano coloro che sostengono la necessità di un maggiore sostegno militare a Kiev. Intanto, sullo sfondo, si stagliano le parole di Donald Trump, che ha proposto una spartizione del territorio ucraino come soluzione definitiva, un’ipotesi che ha suscitato reazioni contrastanti sia in America che in Europa.
Parallelamente, il conflitto tra Israele e Hamas continua a tenere il mondo con il fiato sospeso. Il 22 febbraio 2025, i combattenti di Hamas hanno consegnato sei ostaggi israeliani nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, come parte di un accordo di cessate il fuoco. L’ala armata del gruppo palestinese ha confermato la liberazione, avvenuta in un contesto di tensioni ancora altissime e di una crisi umanitaria che non accenna a placarsi.




