Attacco alle basi Unifil, il contingente italiano resta in Libano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il contingente italiano dell'Unifil, guidato dal generale di brigata Stefano Messina, si trova in una situazione di crescente tensione nel sud del Libano, tra le colline di Shama che dominano Tiro, a pochi chilometri dal confine con Israele. Recentemente, le basi italiane sono state attaccate, un evento senza precedenti che ha messo in allarme le forze di pace. Nonostante le richieste israeliane di spostarsi più a nord, il contingente ha deciso di rimanere, ritenendo che arretrare sarebbe stato troppo rischioso.

Il generale Messina, in un'intervista via Skype, ha confermato che la situazione è entrata in una nuova fase del conflitto, con i caschi blu italiani che si trovano tra due fuochi: da una parte Hezbollah e dall'altra l'esercito israeliano. La "blue line", il confine strategico tra Libano e Israele, sembra ormai un ricordo, con il fronte che si è spostato più a nord. Il governo italiano, determinato a mantenere la propria posizione, ha deciso di non cedere ai diktat israeliani, nonostante le pressioni.

La missione Unifil, che conta 1068 caschi blu italiani, è impegnata in una delicata operazione di peacekeeping in una zona altamente instabile. Negli ultimi giorni, cinque soldati del contingente sono stati feriti durante scontri a fuoco tra Hezbollah e l'esercito israeliano. L'ultimo incidente ha coinvolto un soldato indonesiano, ferito nei pressi del quartier generale di Naqoura.

Il governo italiano sta cercando di ottenere fondi per sostenere l'esercito libanese, con un pressing sugli Stati arabi e l'ipotesi di una missione dell'Unione Europea che potrebbe essere potenziata.

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